Orologeria svizzera nel patrimonio immateriale dell’UNESCO?

Con Nicola Colotti

martedì 02/04/19 11:05
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Un settore per il quale la Svizzera è conosciuta nel mondo e può andare legittimamente fiera è quello d’orologeria. A questa industria, che ha il suo territorio d’elezione nell’arco tra Ginevra, Neuchâtel, La Chaux-de-Fonds fino a Sciaffusa, il nostro paese deve gran parte del suo sviluppo tecnico moderno e del suo prestigio.
Anche per questo motivo una settimana fa è stata ufficialmente depositata presso l’UNESCO la candidatura delle “competenze nella meccanica degli orologi e d’arte” per la loro iscrizione nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità di cui l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura si fa garante. Non è un caso che tale candidatura sia stata posta proprio quest’anno a dieci anni dall’iscrizione nel 2009 del paesaggio urbano dell’industria orologiera di La Chaux-de-Fonds e Le Locle nella lista dei patrimoni (materiali) mondiali.

Sono diversi i patrimoni culturali svizzeri, iscritti nelle liste dell’UNESCO. Quando si parla di patrimonio culturale “immateriale” dell’umanità non sempre si riesce a cogliere il significato preciso di questo concetto poiché spesso si tratta di tradizioni, competenze (know-how e savoir-faire) che non hanno una immediata visibilità plastica; si pensi alla lista redatta a suo tempo dal Consiglio federale che includeva la “Fête des Vignerons ” (iscritta nel patrimonio UNESCO nel 2016) o il Carnevale di Basilea (iscritto nel 2017) o ancora le Processioni storiche di Mendrisio (per le quali una decisione è attesa ancora entro quest’anno).

Il patrimonio immateriale delle competenze nella meccanica orologiera svizzera ci riporta a un’epoca in cui lo sviluppo di molte piccole manifatture e in seguito di vere e proprie industrie orologiere fecero la fortuna economica di molte regioni della Svizzera. Anche nella Svizzera italiana, a Arogno, venne trapiantata nel 19.mo secolo un’industria orologiera sul modello di quelle nate a nord delle Alpi.
La crisi degli anni 70 del ventesimo secolo rimodellò l’industria orologiera svizzera ridimensionandola. Negli ultimi anni però l’orologeria meccanica di media e alta gamma è tornata ad essere un marchio di prestigio della tradizione svizzera che dunque ambisce a un riconoscimento e una protezione mondiali.

Ospiti:
Mario Delucchi, autore del libro “La Fabbrica di Arogno, l’industria degli orologi per oltre un secolo” (Fontana Edizioni)
Rossella Baldi, storica, collaboratrice scientifica dell’Istituto svizzero di studi d’arte.
Giovanni Sammali, responsabile comunicazione Citta di La Chaux-de-Fonds
Régis Huguenin-Dumittan, conservatore e direttore Museo internazionale dell’Orologeria di La Chaux-de-Fonds
Carlo Ossola, membro della commissione svizzera per l’UNESCO

Le competenze nella meccanica degli orologi e d’arte candidate al patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO

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