ANALISI

La Cina dei robot che non restano in laboratorio

Il punto, dopo l’impresa del modello umanoide alla mezza maratona di Pechino, su una strategia tecnologica che mira a trasformare l’innovazione in prodotti per usi rapidi e concreti

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Un robot cinese più veloce degli umani

Telegiornale 20.04.2026, 12:30

Di: Lorenzo Lamperti, da Taipei

Il modello che vince la mezza maratona di Pechino, abbattendo il record di percorrenza dell’atleta ugandese Jacob Kiplimo. Oppure quello che danza durante il galà televisivo del Capodanno lunare. O, ancora, quelli che la scorsa estate si sono esibiti in un concerto musicale. I robot umanoidi salgono sul palcoscenico in Cina, ma sarebbe un errore pensare che si tratti di un semplice show avveniristico: il settore sta registrando una crescita esponenziale sia per i numeri, sia per le applicazioni reali. Tradotto: in Cina i robot umanoidi sono già inseriti in diversi snodi della vita economica, industriale, assistenziale e ludica. Presto, potrebbero esserlo persino sul fronte securitario.

Jacob Kiplimo in azione

Jacob Kiplimo in azione

  • EPA/TOLGA AKMEN

Progressi tecnici a velocità impressionante

La rapidità dei progressi tecnici è impressionante. Il caso della mezza maratona di Pechino è emblematico: nel giro di un solo anno, molti robot umanoidi sono passati da macchine instabili, lente e soggette a cadute frequenti, a sistemi capaci di completare 21 chilometri in meno di un’ora, con movimenti fluidi e una gestione energetica avanzata. I risultati dei vari modelli sono asimmetrici, ma in molti casi si sono registrati miglioramenti profondi in tre ambiti chiave: locomozione, equilibrio dinamico e integrazione tra hardware e software.

Il 90% dei robot umanoidi è prodotto in Cina

Allargando lo sguardo, il vero punto di forza della Cina non risiede tanto nella superiorità delle singole innovazioni, quanto nella capacità di trasformare rapidamente queste innovazioni in prodotti, applicazioni e volumi. Secondo stime di settore, circa il 90% dei robot umanoidi spediti a livello globale nel 2025 è stato prodotto in Cina, con una traiettoria di crescita che punta al raddoppio già nel 2026. Un dato che, prima di qualsiasi confronto qualitativo, indica dove si sta spostando il baricentro industriale.

Il robot Atlas di Boston Dynamics si cimenta nel parkour

Il robot Atlas di Boston Dynamics si cimenta nel parkour

  • Boston Dynamics

Negli Stati Uniti, il settore dei robot umanoidi è trainato da aziende private come Tesla, Boston Dynamics o startup altamente innovative, spesso concentrate su prototipi estremamente avanzati dal punto di vista tecnico. Qui il modello dominante è quello dell’innovazione radicale: sviluppare il robot più sofisticato possibile, per poi cercarne applicazioni. In Europa, il focus resta più accademico e regolatorio, con eccellenze nella ricerca ma una minore capacità di industrializzazione rapida. Il Giappone, storico pioniere della robotica, mantiene competenze elevate ma è oggi meno dinamico nella transizione verso l’applicazione concreta dei modelli.

Obiettivo: il robot deve essere economico ed utilizzabile

La Cina, invece, parte proprio da qui: l’applicazione. L’obiettivo prioritario non è costruire il robot perfetto, ma costruire un robot sufficientemente avanzato, sufficientemente economico e soprattutto sufficientemente scalabile da poter essere utilizzato subito. Questo approccio pragmatico è reso possibile da un ecosistema industriale unico per densità e integrazione.

Nel Delta del Fiume delle Perle, a Shenzhen e nelle aree circostanti, così come nei distretti tecnologici di Pechino, Hangzhou o Hefei, si concentra una filiera completa: produttori di sensori, attuatori, batterie, semiconduttori, componenti meccanici di precisione, fino alle aziende che sviluppano software e intelligenza artificiale. L’alta concentrazione geografica riduce drasticamente i tempi di sviluppo e i costi. Un prototipo può essere progettato, assemblato, testato e modificato in tempi molto più ridotti rispetto a quanto accade altrove.

Un robot umanoide della XPENG

Un robot umanoide della XPENG

  • EPA/HANNIBAL HANSCHKE

Il ruolo centrale dello Stato

A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: il ruolo dello Stato. Dal 2023, il governo ha lanciato una serie di linee guida, le quali compongono una strategia coordinata che coinvolge governo centrale, amministrazioni locali e settore privato. Piani regionali e nazionali traducono gli obiettivi in investimenti concreti, infrastrutture e incentivi industriali. A tutto questo si aggiungono gli sforzi dei privati. Colossi digitali come JD.com, Tencent e Ant Group stanno investendo in maniera sostanziosa sul settore, aggiungendosi alle startup del settore. Il caso più celebre è quello di Unitree, fondata nel 2013 dall’allora studente Wang Xinxing e oggi a capo della produzione dei modelli forse più avanzati in Cina. Il risultato è la formazione di un ecosistema particolarmente compatto, in cui dimostrazione tecnologica, sperimentazione su scala industriale e disponibilità di capitali avanzano simultaneamente, rafforzandosi a vicenda.

Così si spiega la diffusione, già notevole, dei robot umanoidi nel tessuto economico cinese. Nelle fabbriche automobilistiche, robot umanoidi operano su linee progettate per gli esseri umani, trasportando componenti, effettuando controlli e sostituendo batterie senza necessità di riconfigurare gli impianti. Nei servizi, robot camerieri, commessi e assistenti iniziano a diffondersi in contesti reali, mentre nel settore sanitario e assistenziale emergono soluzioni dedicate alla cura degli anziani, un ambito particolarmente strategico in un Paese che affronta un rapido invecchiamento della popolazione. Attenzione anche alla dimensione dell’ordine pubblico: nei servizi urbani, sistemi autonomi iniziano a gestire il traffico o a fornire informazioni. Sui social media cinesi come Douyin sono virali diversi video delle prime interazioni in tal senso tra i cittadini umani e quelli “robotici”. Un nuovo studio condotto dalle forze di sicurezza interne cinesi suggerisce il futuro dispiegamento di robot umanoidi, in grado di erigere rapidamente posti di blocco e identificare gli “istigatori”, nella gestione dei disordini urbani o di potenziali proteste.

Un robot umanoide della piattaforma di cloud computing AWS fornita da Amazon

Un robot umanoide della piattaforma di cloud computing AWS fornita da Amazon

  • EPA/HANNIBAL HANSCHKE

Se le autorità dovessero approvare questo tipo di proposta, che genera anche dubbi e preoccupazioni, l’applicazione sarà rapida. Il motivo, ancora una volta, va cercato nel modello di sviluppo “con caratteristiche cinesi”. Negli Stati Uniti e più in generale in Occidente prevale ancora un approccio orientato alla frontiera tecnologica: sviluppare il robot più sofisticato possibile e solo successivamente individuare le applicazioni commerciali. In Cina, al contrario, la logica è ribaltata: si parte da un bisogno concreto e si progetta un umanoide che sia abbastanza performante, ma soprattutto accessibile e scalabile, così da poter essere adottato rapidamente su larga scala.

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