Ciclismo

Eroi di un solo giorno

di Enrico Carpani

  • 26.09.2013, 12:30
  • 4 maggio, 11:57
Il lettone Romans Vainsteins, campione del mondo nel 2000 a Plouay

Il lettone Romans Vainsteins, campione del mondo nel 2000 a Plouay

  • REUTERS
Di: RSI Sport 

Quando te l'hanno chiesto hai risposto entusiasticamente di sì, perché in fondo non avresti potuto non essere felice di dare il tuo contributo a un'iniziativa così simpatica: raccontare in poche righe un ricordo o un personaggio scelti tra tutti quelli che ti porti appresso da quando segui i Mondiali di ciclismo. Facile, direte voi. Dopotutto si tratta soltanto di isolare un aneddoto, un particolare curioso legato a una gara o a un personaggio, e il gioco è fatto.

Sennonché, quando ti ci metti, ti rendi immediatamente conto che trent'anni - tanti ne sono trascorsi dalla tua prima partecipazione a quell'evento - sono comunque trent'anni, e che l'impresa è molto più complessa di quanto non si possa immaginare.

Tanto per cominciare, vale forse la pena ricordare dove e quando tutto è iniziato: Altenrhein, a due passi da San Gallo, nell'agosto 1983. E poi il tuo primo campione: un giovanissimo Greg Lemond, una sorta di controfigura di quel signore visibilmente sovrappeso che mi è capitato di incontrare ancora di recente. E se lui - che tra l'altro si sarebbe ripetuto nel 1989 a Sallanches e che avrebbe poi vinto anche tre Tour de France - si ritrova oggi con qualche chilo in più, neppure tu puoi fare finta che il tempo si sia fermato. Da allora sono trascorsi trent'anni, appunto. Quasi mezza vita...

E allora, prima di lanciarti nella rivisitazione dei fatti e di quanto di essi ha conservato la tua memoria - perfettamente consapevole che non sempre potrà riaffiorarne la stessa storia - non ti resta che provare a consolarti con un motivo di soddisfazione, se non proprio di orgoglio, profondamente legato a questa indiscutibile, ragguardevole longevità professionale. Trenta campionati del mondo consecutivi - senza alcuna interruzione e con tanto di incursioni americane, asiatiche e australiane - siete soltanto in due ad averli vissuti: il tuo amico Ilario Biondi, storico fotografo romano di Bicisport, e tu stesso.

Non si tratta di una sparata, meno ancora di un'invenzione: nell'era della digitalizzazione dei dati, tutto è infatti assolutamente comprovato, come ha dimostrato del resto la simpatica cerimonia che alcuni colleghi, non senza un pizzico di apprezzato romanticismo, hanno voluto organizzare proprio un anno fa a Valkenburg per sottolineare il duplice, contemporaneo anniversario. Come tutti gli anziani avrei dunque diritto all'insindacabile esercizio del ricordo. E della trasformazione della realtà, senza peraltro correre il rischio di essere smentito da chi non c'era. E che quindi la storia l'ha letta o tutt'al più se l'è fatta raccontare, ma di certo non l'ha vista. Né vissuta.

Tranquilli, non lo farò. Siccome comunque qualcosa devo pur dire, preferisco passare oltre i momenti che probabilmente tutti ricordano - dai tre titoli di Freire ai due successi consecutivi di Bugno e di Bettini, dalla vittoria di un insospettabile Armstrong a quelle più recenti e in qualche modo annunciate di Cipollini, Boonen, Cavendish e Gilbert - e provare a far riaffiorare invece nomi e situazioni di cui non capita quasi mai di parlare.

Il rocambolesco successo di Maurizio Fondriest a Renaix nel 1988, dopo l'incredibile collisione tra Steve Bauer e Claude Criquélion, o l'inattesa vittoria di Utsonomya, nel 1990, del belga Rudy Dhaenens - che ci avrebbe poi tragicamente lasciati, qualche anno dopo, in una piovosa mattinata d'aprile a pochi chilometri dal ritrovo di partenza del Giro delle Fiandre, a Bruges -, o ancora l'effimera gloria di vincitori come Romans Vainsteins a Plouay nel 2000 o di Igor Astarloa a Hamilton nel 2003. Eroi di un solo giorno. Il giorno del Mondiale, l'unico e il più importante, nonostante tutto.

Quello che una volta di più Fabian Cancellara cercherà di trasformare nel "suo" giorno. In bocca al lupo, Spartacus. Non ricordo neppure dove e quando ti ho intervistato per la prima volta, con la maglia di campione del mondo della cronometro degli juniores sulle spalle, ma mi piacerebbe rivederti fasciato dall'arcobaleno. Cosi come sarei felice di poter incontrare ancora una volta, nella sala stampa di Firenze, il mio caro amico Mariano Botta. Un collega per il quale questa era senza dubbio la settimana più importante dell'anno, il compagno di tante avventure ciclistiche al quale oggi voglio dedicare questo pezzo, ma soprattutto il mio affetto.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Sport

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare