I semi del trionfo erano stati piantati otto anni prima, quando Geo Mantegazza era diventato presidente e aveva lanciato un nuovo modo di pensare e gestire l’hockey, ma il Grande Lugano è definitivamente fiorito esattamente 40 anni fa, sabato 1o marzo 1986. Quella sera, davanti ai 3’500 tifosi che li hanno seguiti in trasferta a Davos, i bianconeri hanno conquistato il primo dei loro sette titoli battendo 7-5 i grigionesi in gara-2 di una finale giocata al meglio dei tre incontri. E anche se sono passati quattro decenni le immagini di quel giorno - come il 6-5 di Kent Johansson al 59’03”, il definitivo 7-5 di Jörg Eberle a porta vuota 37” più tardi, la coppa alzata al cielo da capitan Beat Kaufmann, la festosa autocolonna che rientrava da Davos o i 5’000 ad attendere la squadra a notte fonda alla Resega - sono ancora ben impresse non solo in ogni sostenitore bianconero, ma in ogni appassionato di hockey in Svizzera in generale. Anche perché, come detto, l’avvento del Grande Lugano ha dato il via al rinnovamento e alla crescita esponenziale di tutto il movimento elvetico.
La conquista del titolo il 1o marzo del 1986 è stato il frutto della visione innovativa di Mantegazza. Dopo aver preso la guida del club nel 1978 l’imprenditore ha messo in atto un programma chiaro e ambizioso, basato su professionismo e professionalità. Ottenuta la promozione in LNA nel 1982, l’HCL ha cambiato passo nel 1983, quando sulla sua panchina è arrivato John Slettvoll. Le idee, la programmazione e, va certamente detto, anche la disponibilità finanziaria di Mantegazza, unite al grande lavoro dell’allenatore svedese, hanno rivoluzionato non solo l’HCL, ma di fatto tutto l’hockey svizzero, chiamato senza appello a modernizzarsi per tenere il passo dei sottocenerini. Sottocenerini per i quali il 1o marzo 1986 è però stato solo l’inizio della gloria, visti i tre titoli conquistati nei quattro campionati seguenti e gli altri tre vinti nel 1999, nel 2003 e nel 2006.
Tornando al campionato 1985-86, quello del Lugano è stato un cammino straordinario: 27 successi, 4 pareggi e 5 sconfitte (una sola delle quali alla Resega) in 36 partite di regular season e poi 4 vittorie su 4 nei primi playoff della storia. Grande trascinatore sul ghiaccio è stato il leggendario, per i colori bianconeri, Johansson, autore di 92 punti (49 reti e 43 assist) in 39 presenze, ma fondamentale è stato anche anche l’apporto dell’altro svedese, il regista difensivo Mats Waltin (11 gol e 29 assist). Senza dimenticare, solo per citarne alcuni, i rossocrociati Eberle, Bruno Rogger, Giovanni Conte, Fredy Lüthi ed Andy Ton.
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