CALCIO - MONDIALI

La Nazionale dei ticinesi schiera anche Patrick Staehli

Dal nostro Cantone ai muscoli dei calciatori della Svizzera 

  • 2 ore fa
Patrick Staehli al lavoro

Patrick Staehli al lavoro

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Di: Gianluca Pusterla, inviato

Quando gioca la Svizzera, le telecamere finiscono spesso su Patrick Foletti accanto a Murat Yakin. Da anni è il preparatore dei portieri della Nazionale, ma il suo raggio d’azione va ben oltre: palle inattive, dettagli tattici, lavoro sul campo. In tribuna c’è Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali e ormai all’ultima danza prima del congedo. E poi Sergio Affuso, della comunicazione, cresciuto nel Mendrisiotto prima di costruire la propria carriera oltre il San Gottardo.

Ma la colonia ticinese della Nazionale non si ferma qui. Tra le figure meno visibili eppure più preziose c’è Patrick Staehli, massaggiatore della selezione rossocrociata. Nelle sue mani passano i muscoli di Granit Xhaka e compagni. A volte, letteralmente, deve rimetterli in piedi. “Come si arriva fin qui? Con tanta passione. Tantissima. E con determinazione. È bello far parte di uno staff internazionale, confrontarsi ogni giorno con persone provenienti da realtà diverse. È un lavoro che regala soddisfazioni immense”. Il suo compito - in totale i massaggiatori al seguito della Nati sono cinque - non si limita a sciogliere tensioni muscolari. Nel calcio moderno, il lettino del massaggiatore è spesso anche un confessionale.

Posso confermare che il massaggiatore è un po’ psicologo. Sul lettino i giocatori si rilassano, si lasciano andare. Si parla, ci si confronta, ci si apre

Dal 2018 vive la Nazionale dall’interno. Quando arriva la chiamata della Svizzera lascia il suo studio in Ticino e si mette al servizio dello staff di Murat Yakin. Conciliare i due mondi, racconta, non è complicato grazie ai collaboratori che lo affiancano nel nostro Cantone. L’impegno è importante, ma l’emozione resta intatta. “Per novanta minuti devo rimanere estremamente concentrato. È un modo completamente diverso di seguire una partita. La vivi, ma non riesci davvero a godertela. Poi, quando arriva una vittoria, al fischio finale si festeggia tutti insieme”. Staehli è discreto. Non rivela chi frequenti più spesso il suo lettino. Un episodio, però, gli è rimasto impresso.

Il primo massaggio a Stephan Lichtsteiner. Devo ammettere che le mani mi tremavano un po’. Con il tempo, però, è bello creare un rapporto con quei giocatori che prima vedevi soltanto in televisione

Una piccola eccezione alla sua riservatezza la concede: il giocatore più sensibile al tocco è Zeki Amdouni. E il finale non può che essere dedicato a Xherdan Shaqiri. Genio del pallone, ma anche proprietario di polpacci diventati quasi leggenda. Oggi, senza di lui, il lavoro è più semplice? Staehli ride. “Posso confermare che per maneggiare i suoi polpacci serviva una certa forza”.

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