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Mondiali e narcotraffico: la città di Guadalajara

La sede più discussa sul piano della sicurezza porta il peso di una lunga storia legata ai grandi cartelli della droga

  • Un'ora fa
Lo stadio Akron  di Guadalajara
08:02

Guadalajara fra mondiali di calcio e criminalità

SEIDISERA 17.06.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Laura Daverio, da Città del Messico

Il legame tra Guadalajara e il narcotraffico si consolida all’inizio degli anni ’80. All’epoca il traffico di droga era legato soprattutto alla marijuana coltivata nel nord del Messico. La svolta arrivò nel 1977 con l’Operazione Condor, una vasta campagna condotta dalle autorità messicane con il sostegno degli Stati Uniti per distruggere le coltivazioni illegali. L’offensiva colpì duramente i produttori e spinse i principali capi del narcotraffico a riorganizzarsi e a cercare nuove strategie.

Fu a Guadalajara che questi gruppi trovarono un punto di incontro, dando vita al Cartello di Guadalajara. In una prima fase si cercò di mantenere una convivenza varie fazioni, ma gli equilibri durarono poco.

Da quella esperienza sarebbero nati alcuni dei più potenti cartelli del paese, tra cui il Cartello di Sinaloa guidato da Joaquin “El Chapo” Guzmán e, successivamente, il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), oggi considerato il più potente in Messico. Fino al febbraio scorso il CJNG era guidato da Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”.

La città attraversata da un’ondata di violenza dopo la morte de “El Mencho”

Lo scorso 22 febbraio è stato ucciso durante un’operazione militare nella quale hanno perso la vita anche sette membri del cartello e tre soldati. In Messico la morte o l’arresto di un leader criminale è spesso seguita da azioni di rappresaglia, come incendi di veicoli, blocchi stradali e attacchi contro attività commerciali. Più elevato è il rango della persona colpita, più intensa è la reazione. Dopo la morte di El Mencho, incendi e sparatorie si sono verificati in circa due terzi del Paese nell’arco di 24 ore. Il bilancio è stato di circa 60 vittime tra appartenenti alle forze di sicurezza, membri del cartello e un civile.

La polizia schierata il giorno dopo la morte de El Mencho

La polizia schierata il giorno dopo la morte de El Mencho

  • Keystone

Guadalajara fu attraversata da questa ondata di violenza a meno di cinque mesi dall’inizio dei Mondiali. Da allora i dubbi sulla sicurezza del torneo non si sono mai dissipati. I cartelli messicani, tuttavia, non sono caratterizzati da azioni terroristiche di natura politica. Essendo organizzazioni che operano come grandi reti economiche transnazionali, tendono piuttosto a sfruttare le opportunità di profitto generate da eventi di questa portata, dalla vendita di biglietti falsi al commercio di droga destinata ai visitatori.

Le preoccupazioni, piuttosto, riguardano l’imprevedibilità di un’organizzazione criminale così potente e impegnata in una delicata fase di successione interna, che potrebbe generare nuove violenze in qualsiasi momento.

Sicurezza rafforzata

Il Mondiale è stato inaugurato in Messico l’11 giugno con una partita a Città del Messico e una seconda a Guadalajara, entrambe senza incidenti sul piano della sicurezza. In quest’ultima si sono stati schierati 15’000 agenti statali e 30’000 federali. Il 26 giugno è inoltre atteso il re Felipe VI di Spagna in occasione della partita tra Spagna e Uruguay, in programma proprio nello stadio cittadino. Le preoccupazioni riguardano meno la possibilità di attacchi durante gli incontri e più l’effetto che questo enorme dispiegamento di forze potrebbe avere sulle aree rimaste senza copertura.

La partita tra Cechia e Corea del Sud giocata l'11 giugno a Guadalajara

La partita tra Cechia e Corea del Sud giocata l'11 giugno a Guadalajara

  • Keystone

Solo lo scorso anno Guadalajara ha accolto oltre 13 milioni di turisti. È inoltre uno dei principali centri industriali e commerciali del Messico, una città abituata a ricevere visitatori. Esiste però anche un’altra realtà. Basta chiedere cosa sia accaduto il 22 febbraio nei luoghi colpiti dalla violenza per scontrarsi con la paura di parlare apertamente.

È una città dove si può passeggiare tra quartieri vivaci e centri commerciali affollati, ma dove è impossibile ignorare i manifesti con i volti dei desaparecidos. In Messico si contano oltre 130’000 persone scomparse e lo Stato di Jalisco, di cui Guadalajara è la capitale, registra il numero più alto di casi.

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Una svizzera a Guadalajara

Prima Ora 10.06.2026, 18:00

I familiari degli scomparsi si organizzano in collettivi per cercare i propri cari, spesso senza il sostegno delle autorità, che raramente conducono indagini o garantiscono protezione durante le ricerche. A rischio della propria sicurezza, percorrono territori controllati dalla criminalità alla ricerca di superstiti o fosse comuni. I manifesti affissi nelle strade servono a raccogliere informazioni da chi potrebbe riconoscere una persona scomparsa, ma anche a mantenere alta l’attenzione su una crisi esplosa nel 2006 con l’inizio della cosiddetta “guerra alla droga” e mai conclusa.

Anche questa è la Guadalajara del Mondiale 2026. Una città che ospiterà soltanto quattro partite del torneo, blindate da un imponente apparato di sicurezza. Una dimostrazione di forza molto più difficile da replicare nella lotta quotidiana contro il crimine organizzato.

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Alla ricerca dei figli scomparsi

Falò 11.03.2025, 21:10

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