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Adriana Ramelli

Biografia

  • 22.04.1908, 14:03
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  • Adriana Ramelli. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo Adriana Ramelli, 35-1.1.
Di: Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino 

Lungi dall’essere “una bibliotecaria che ha sbagliato tutto”, come si definì ironicamente nel suo opuscolo commemorativo1, Adriana Ramelli fu un personaggio indispensabile nella storia della Biblioteca Cantonale e una delle personalità colte che ravvivarono il panorama intellettuale in Ticino.

Conseguita la laurea in lettere antiche all’Università di Pavia, nel 1931 Ramelli fu assunta come parte della direzione della Biblioteca Cantonale di Lugano, dove lavorò per dieci anni prima di diventarne dirigente. Durante i primi anni del suo incarico, ancora sotto la guida di Francesco Chiesa, la biblioteca fu animata dalla collaborazione con numerosi intellettuali italiani, emigrati in Ticino per sfuggire al regime fascista. Ramelli promosse questi ed altri legami con l’Italia organizzando circoli letterari e conferenze: questo trasformò la biblioteca in un vero polo culturale del Cantone, supplendo all’assenza di altri centri di formazione intellettuale, come l’università, che al tempo non aveva sede in Ticino. Nel 1951, la biblioteca fu scelta per ospitare il primo congresso dei bibliotecari italiani dopo la fine della guerra, un evento che consolidò il prestigio della nuova sede, che da dieci anni aveva preso posto nell’attuale edificio del Parco Ciani. Il costante contatto con figure culturali locali e della vicina Italia mise la direttrice al centro di una rete di connessioni con alti esponenti del panorama sia accademico che letterario del tempo. Un esempio degno di nota è il contatto con la scrittrice Alba de Céspedes, della cui amicizia si ha testimonianza nel ricco carteggio, che è recentemente stato oggetto di uno studio approfondito.2

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  • Adriana Ramelli con Francesco Chiesa, scrittore ed ex direttore della Biblioteca cantonale. Crediti fotografici: Liliana Holländer. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo Adriana Ramelli, 35-1.1.

Oltre ad ampliare gli orizzonti della biblioteca, Ramelli si dedicò alla valorizzazione del materiale librario attraverso l’allestimento di varie mostre e l’acquisizione di nuovi titoli, contribuendo così ad un significativo ampliamento delle risorse consultabili. La sua produzione saggistica, che va dal primo libro sulle fonti di Valerio Massimo, derivato dalla tesi di laurea, alle pubblicazioni sulla tipografia ticinese, fu vasta e poliedrica, e il suo nome divenne noto in varie riviste scientifiche. Tra i numerosi scritti, si ricordano particolarmente uno studio su Dante e la Svizzera ed una raccolta sulle edizioni manzoniane conservate in Ticino.

Nel corso della sua illustre carriera, Ramelli fu insignita di vari premi e riconoscimenti, a cominciare dalla medaglia di benemerenza culturale nel 1966 e dal Premio Italia nel 1969. Nel 1974, a meno di un anno dal sofferto pensionamento, Ramelli fu insignita della medaglia d’oro e del diploma ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte da parte del governo italiano per il suo contributo alla cultura attraverso la ricerca e l’attività divulgativa3. Nel 1982 ricevette il Premio Massimo della Fondazione Lavizzari, per i suoi anni di servizio a capo della biblioteca4. Anche dopo la quiescenza, Ramelli non abbandonò il lavoro di ricercatrice, producendo, tra le altre cose, il prezioso Catalogo degli Incunaboli della Biblioteca Cantonale di Lugano, pubblicato nel 1981.

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  • Adriana Ramelli al lavoro in biblioteca. Crediti fotografici: Vicari. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo Adriana Ramelli, 35-1.1.
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  • Adriana Ramelli in una presentazione in Biblioteca Cantonale. Crediti fotografici: Fam. Ramelli. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo fotografico, 5.1049.

La sua posizione di rilievo e il suo altissimo livello culturale le permisero di esprimersi con competenza e autorevolezza sulle questioni riguardanti il suffragio femminile e il ruolo della donna nella società. Ramelli si pronunciò, spesso con pungente ironia, contro i luoghi comuni della misoginia e scrisse articoli per varie testate giornalistiche sostenendo la necessità di una presa di coscienza da parte delle donne della realtà della loro condizione5. Questa sua posizione, in linea con i principi del femminismo della differenza, guidò il suo intervento al terzo Congresso svizzero per la difesa degli interessi femminili (Dritter Schweizerischer Frauenkongress) tenutosi a Zurigo nel 1946. Oltre ai giornali, Ramelli scelse anche altri mezzi di comunicazione, come la radio, per diffondere la sua visione femminista e per divulgare la sua vasta cultura.

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  • Adriana Ramelli nella sala delle esposizioni della Biblioteca Cantonale. Crediti fotografici: A. Bernasconi. Archivi Riuniti Donne Ticino (ADT), Fondo Adriana Ramelli, 35-1.1.

1Ramelli, Adriana. Vita di una bibliotecaria. Agno: Arti Grafiche Bernasconi and Co., 1977, p.1. 

2Nicoli, Miriam. “‘Lei è la mia alba’. Adriana Ramelli – Alba de Céspedes: Il carteggio, l’amicizia, la passione per i libri, Italian Culture, June, 2024, pp. 1–15. Nicoli è anche autrice del libro Alba de Céspedes e Adriana Ramelli: due intellettuali del Novecento (Franco Angeli, 2025), presentato a dicembre alla Biblioteca Cantonale di Lugano.  

3‘Alla dott. Ramelli un’onorificenza della Repubblica italiana’. Libera Stampa, 30.05.1974. 

4Nicoli, 29. 

5Primavesi Franca, “I diritti della donna ieri e oggi, oggi come ieri (intervista a Adriana Ramelli)”, in Gazzetta Ticinese, 10 aprile 1969; Eckert-Moretti Nini, “Il personaggio di Adriana Ramelli contribuì alla crescita del Ticino”, in Terza età, n.3, 1989. Dalla biografia ADT. 

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