Anniversario

Comano 1976: l’alba della nuova televisione

Cinquant’anni dal primo segnale del nuovo Centro televisivo: tra memoria e cantiere attuale, un passaggio che aprì una nuova stagione produttiva

  • Ieri, 08:00
  • Ieri, 09:04
Logo RTSI, 1976

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Di: Elizabeth Camozzi 

L’8 aprile 1976 segna una data cardine nella storia della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana: l’avvio delle produzioni nel nuovo centro televisivo di Comano, destinato a diventare il cuore operativo dell’allora RTSI. Non si trattò ancora dell’inaugurazione ufficiale – che avverrà l’anno successivo – ma dell’entrata in funzione di un’infrastruttura che già allora rappresentava un salto qualitativo decisivo sul piano tecnologico e produttivo.

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Benvenuti a Telecittà

RSI Archivi 08.04.1976, 16:00

Il cinquantesimo anniversario cade in un momento particolarmente significativo: mentre la memoria di quel passaggio fondativo riaffiora, il cantiere del nuovo Polo RSI procede con regolarità, ridisegnando gli spazi che ospiteranno la radiotelevisione del futuro. È una fase di trasformazione che riguarda tanto la struttura storica quanto il suo nuovo assetto, e dentro questa prospettiva il ricordo dell’8 aprile 1976 acquista un valore ancora più denso: allora come oggi, Comano è un luogo di soglia, il punto in cui la RSI si reinventa aggiornando infrastrutture, linguaggi e strumenti del servizio pubblico.

Con l’apertura degli studi provvisori di Paradiso nel 1961, la Televisione della Svizzera Italiana mosse i suoi primi passi autonomi: il Ticino non si limitava più a ricevere programmi dall’Oltre Gottardo, ma iniziò finalmente a produrli e a raccontarsi in televisione.

Con l’apertura degli studi provvisori di Paradiso nel 1961, la Televisione della Svizzera Italiana mosse i suoi primi passi autonomi: il Ticino non si limitava più a ricevere programmi dall’Oltre Gottardo, ma iniziò finalmente a produrli e a raccontarsi in televisione.

Quel giorno venne attivata la Regia di Continuità, cuore della messa in onda quotidiana. Era un passaggio cruciale: per la prima volta la diffusione televisiva poteva contare su un’infrastruttura moderna, progettata per sostenere una televisione in piena espansione. La transizione, tuttavia, fu progressiva. Come ricordava il settimanale Teleradio (3–9 aprile 1976), la produzione dei contenuti continuò provvisoriamente negli studi storici di Paradiso, segnando un passaggio in cui continuità e innovazione coesistevano.

A documentare quel momento fu un servizio di Paul Lehner e Mario Realini, andato in onda proprio l’8 aprile. Il reportage ripercorreva con rigore le tappe del progetto: dalla scelta del terreno alla costruzione dell’edificio, offrendo uno sguardo consapevole sul lungo cammino che aveva portato alla nascita del centro.

Le testimonianze raccolte nel servizio restituivano l’ampiezza dell’impresa comune. L’architetto Augusto Jäggli descriveva le scelte progettuali; il capo tecnico Walter Cometta illustrava le sfide impiantistiche; Marco Blaser, direttore dell’esercizio, e Cherubino Darani, direttore dei programmi, delineavano le prospettive operative e culturali della nuova sede. Ne emergeva l’immagine di un’istituzione in trasformazione, capace di coniugare visione tecnica e missione editoriale.
Un gesto altamente simbolico completava il quadro: in alcune sequenze si vede Felice Filippini affrescare il corridoio d’ingresso degli studi. L’arte entrava così a far parte dell’identità del centro, suggellando il legame fra cultura e produzione televisiva.

A mezzo secolo di distanza, l’8 aprile 1976 resta dunque una pietra miliare. Non solo per l’avvio operativo del centro di Comano, ma per ciò che esso ha rappresentato: la costruzione di un’infrastruttura capace di accompagnare lo sviluppo della televisione nella Svizzera italiana, rafforzandone identità, qualità e autonomia produttiva.

Un passaggio che, pur nella sua gradualità, segnò l’ingresso definitivo in una nuova era della comunicazione audiovisiva del Paese.

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Dietro le quinte del nuovo Centro TV di Comano

RSI Archivi 01.01.1976, 16:27

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