Fin dalla gioventù Elena Hoppeler-Bonzanigo dimostrò una spiccata propensione per l’arte e la letteratura, le due passioni attorno alle quali avrebbe costruito la sua carriera. Nei primi anni Venti apprese le basi del disegno dai maestri Regina Conti e Augusto Sartori, quest’ultimo presso la Scuola di disegno di Bellinzona, e completò la sua formazione a Londra, dove seguì corsi di ritratto e di nudo. I corpi sinuosi e i volti eleganti di donne che caratterizzano la sua opera artistica le valsero la fama di “gentile pittrice della femminilità”, animata da un’ispirazione “squisitamente poetica”1. Le sue opere furono esposte in svariate mostre d’arte tra il 1924 e il 1937; nel 1929 le fu dedicata una mostra personale, condivisa con il pittore Baldo Carugo e lo scultore Agostino Balestra. Nel 1926 illustrò il volumetto Rosalinda e Biancafiore, una fiaba scritta dalla maestra Luigia Carloni Groppi e pubblicata a favore dell’Ospizio per bambini gracili di Sorengo, diretto da Cora Carloni.


Mentre la sua fama di artista cresceva, Bonzanigo iniziò a sperimentare anche con la poesia e la narrativa, pubblicando, a partire dal 1928, una serie di romanzi, racconti e rime che suscitarono lodi entusiaste da parte della critica. La musicalità dei versi dal ritmo rapido e incalzante della raccolta La sorgente (1931)2 anticipa lo stile brioso e il verismo della prosa, che si districa attraverso vari generi. I suoi testi, che tradiscono l’influenza del Manzoni e attingono sia al vissuto artistico che alle memorie dei viaggi in Italia e in Gran Bretagna, si muovono tra narrativa, autobiografia e romanzo storico. Il dramma familiare, presente in La conchiglia (1963), testo che le valse il Premio Lyceum nello stesso anno, si snoda tra il paesaggio familiare del Ticino e della Lombardia attraverso due piani temporali, tra un passato recente e uno molto più remoto. In Serena Seròdine (1944), vincitore del Premio Schiller, il romanzo storico segue le vicende della immaginaria figlia del pittore barocco Giovanni Serodine, illustre artista del Seicento originario di Ascona.

L’equilibrio tra lirica e realismo dei suoi testi ricevette l’elogio della critica, che apprezzò particolarmente la prosa “piana e lineare”, lo “stile personalissimo” e le “parole soppesate” su cui si articolano le sue opere3. Alcuni esperti applaudirono anche la sua “grazia robusta, scevra di mollezze e di femminili sentimentalismi”, testimonianza lampante dei pregiudizi che, a Novecento inoltrato, ancora classificavano la femminilità e la scrittura femminile in categorie tanto arbitrarie quanto monolitiche.
Bonzanigo fu anche una nota sostenitrice dei diritti delle donne e del suffragio universale: per vari anni fu presidente del Movimento sociale femminile, partecipò al Comitato ticinese della SAFFA del 1958 e all’organizzazione dell’Expo di Losanna del 1964. Fu, infine, presidente della sezione “belle lettere” del Lyceum Club della Svizzera italiana dal 1962 al 1967 e fondatrice della sezione ticinese del PEN Club.

Testi pubblicati
Memorie di un campanile, Bellinzona: L’Adula, 1912.
La sorgente, Milano: L’Eroica, 1931.
Storielle primaverili, Zurigo: Orell Füssli, 1938.
Lola begegnet der Welt: Kindheitserinnerungen, Zurigo: Schweizer Druck- und Verlagshaus, 1940.
Serena Seròdine, Lugano: Arti Grafiche Successori Natale Mazzucconi, 1944.
Oltre le mura, Lugano: Arti Grafiche, 1955.
Viaggio di notte, Bellinzona, Lugano: Grassi, 1958.
La conchiglia, Bellinzona: Casagrande, 1963.
1Libera Stampa, 02.01.1930.
2Frigeri, Pier Riccardo; Marsan, Corrado. Il “diario” di Elena Bonzanigo, Cenobio, 1967, pp. 11-13.
3Ugo Canonica, Gazzetta Ticinese, 13 ottobre 1955.






