Volto e voce dell’emancipazione femminile, Iva Cantoreggi accompagnò per anni le giornate dei ticinesi sia sulle pagine dei giornali che sulle frequenze delle onde radio più ascoltate del Cantone.
Cantoreggi si formò alla Scuola commerciale femminile comunale di Lugano diretta da Ines Bolla. Grazie all’aiuto della direttrice, il cui fratello era appena salito a capo della Gazzetta Ticinese, nel 1930 la giovane neodiplomata entrò a far parte della redazione del periodico come segretaria e stenografa, e in poco tempo fu promossa a redattrice1. L’Ammissione all’Associazione Ticinese dei Giornalisti, avvenuta nel 1938, segnò un momento decisivo sia per la sua carriera che per la storia del Ticino, in quanto fu la prima volta che una donna venne accolta nell’associazione. La conquista della facoltà di pubblica e libera espressione da parte delle donne, per secoli limitate dalle aspettative di silenzio, modestia e ritiro dalla vita pubblica, così come il conseguimento di nuove cariche lavorative precedentemente riservate agli uomini, sono eventi di estrema importanza nella strada verso l’emancipazione femminile. E proprio l’emancipazione, a cominciare dal diritto di voto, fu un tema a cui Cantoreggi dedicò sforzi indefessi e su cui si pronunciò senza remore in molte occasioni. Tuttavia, la questione del suffragio, a quei tempi ancora spinosa, non trovò riscontro favorevole negli ambienti liberali e causò tensioni interne che portarono la giornalista ad abbandonare la Gazzetta nel 1949.
La fase successiva della sua carriera fu caratterizzata da forti cambiamenti e da nuovi traguardi. Dopo un breve periodo alla Ghilda del libro, Cantoreggi fu assunta come stenografa presso la sede luganese dell’Agenzia telegrafica svizzera (ATS). All’epoca, alle donne era concesso scrivere le notizie, ma non leggerle al microfono; lei fu la prima a infrangere questa regola nella sede di Berna, non senza destare un certo scalpore tra gli ascoltatori.2 Nel 1954 fu promossa a caposervizio dell’ATS, dove rimase fino al 1979. La sua voce entrò nelle case dei ticinesi attraverso il programma L’ora della donna di Radio Monteceneri, fondato in collaborazione con Alma Bacciarini ed Elsa Franconi-Poretti, un forum di discussione che riuniva sostenitori e oppositori della parità di genere di tutte le età ed estrazione sociale. I dibattiti intrattenuti negli anni, dal 1955 fino alla soppressione della trasmissione nel 1973, animarono la scottante questione del suffragio femminile e del ruolo della donna nella società, contribuendo a portarla dalla sfera privata a quella pubblica e offrendo un ventaglio di opinioni che rappresentasse ogni strato della popolazione ticinese.
Sfruttando la sua crescente notorietà come giornalista, Cantoreggi effettuò una vera e propria attività divulgativa mirata alla rivalutazione del soggetto femminile nella società: attraverso le trasmissioni radiofoniche e le “pagine della donna” di varie testate giornalistiche su cui scriveva, firmandosi a volte con lo pseudonimo di “Zia Carlotta”, essa partecipava attivamente alla missione femminista di riformulare l’idea di donna. A questa attività si aggiunse l’azione diretta con la partecipazione nei gruppi femminili: per alcuni anni fu presidente del Movimento sociale femminile a livello cantonale, nonché vicepresidente (1957-1973) e poi presidente (1973-1976) della Federazione ticinese delle società femminili e collaboratrice della seconda edizione della SAFFA. Il passo dall’attivismo alla politica fu breve: Cantoreggi entrò infatti nel partito liberale-radicale, per il quale divenne consigliera comunale a Lugano dal 1972 al 1976 e fu candidata al Gran Consiglio e al Consiglio Nazionale, senza però riuscire a essere eletta.
La vita ricca di Iva Cantoreggi la rese una personalità conosciuta e apprezzata nel Cantone, incarnazione viva del nuovo modello di donna che andava delineandosi nella società di metà e secondo Novecento.
1 ‘L’alba del giornalismo ticinese al femminile’. Azione, 24.03.1994.
2 Ibid.





