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Nostalgia del Sud: il mito italiano negli occhi degli artisti tedeschi

La «Sehnsucht» tedesca e il mito italiano in mostra ad Ascona. Oltre quaranta opere raccontano l’Italia sognata tra Otto e Novecento: non un luogo reale, ma un ideale di luce, armonia e desiderio

  • Un'ora fa
Ludwig Passini - Anna Passini sul balcone di Palazzo Priuli a Venezia - 1866 ca.
04:39

Nostalgia del sud

RSI Cultura 19.06.2026, 10:00

  • Julian Michaels e Riccardo Ferraris - Neo del 13.6.2026
Di: Neo/lp 

Il Museo Castello San Materno di Ascona presenta Nostalgia del Sud – Artisti tedeschi in Italia 1865-1915. Dipinti, disegni, incisioni e sculture provenienti da una collezione privata tedesca, esposti per la prima volta pubblicamente. Fino al 26 agosto 2026

Perché i tedeschi amano il Sud? La risposta non sta solo nella luce, nei paesaggi o nel clima. Sta in qualcosa di più sfuggente e profondo, racchiuso nella parola di difficile traduzione «Sehnsucht»: un misto di desiderio e nostalgia per un luogo idealizzato. Questo immaginario ha radici profonde nella cultura tedesca e trova una delle sue formulazioni più celebri nel romanzo di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister. Mignon, figura simbolica dell’opera, incarna una nostalgia profonda per il Sud, recitando i celebri versi:

Conosci il paese dove fioriscono i limoni?
Tra le foglie scure splende l’arancio d’oro,
Una dolce brezza spira dal cielo azzurro,
Quieto sta il mirto e alto cresce l’alloro.
Lo conosci tu?
Là, là
Vorrei con te, o mio diletto, andare!

In questa poesia l’Italia non è descritta come un luogo reale, ma come un’immagine mentale luminosa e desiderabile. È la stessa prospettiva che tornerà, qualche decennio più tardi, nello sguardo degli artisti in mostra ad Ascona.

Un’Italia immaginata

Nel corso dell’Ottocento, mentre il Nord Europa accelera verso l’industrializzazione - tra fabbriche, ferrovie e città in rapida trasformazione - cresce tra artisti e intellettuali la fascinazione per l’Italia: Roma, Firenze, Napoli e Venezia sono le città dove esplorare tesori artistici di ogni epoca, al ritmo lento della «dolce vita». Se nel Settecento il Grand Tour segnava il viaggio formativo dei giovani aristocratici, nel secolo successivo il viaggio verso sud diventa un’esperienza più intima, profondamente segnata dalla sensibilità romantica e da un bisogno di evasione sempre più marcato.

La quarantina di opere in esposizione ad Ascona rende bene questa trasformazione. I lavori di Oswald Achenbach, Max Klinger, Otto Greiner, Sigmund Lipinsky, Ludwig Passin — presentati per la prima volta al pubblico — mostrano la varietà di approcci e di temi propri di una generazione che elegge l’Italia a laboratorio privilegiato di ricerca artistica.

Come spiega il curatore Harald Fiebig, intervistato per il magazine culturale Neo «Gli artisti che arrivano in Italia cercano un ideale antico, la vita semplice... lontani dall’industrializzazione e dai cambiamenti sociali che percepiscono in Germania».

Questo desiderio orienta profondamente il loro modo di osservare e di rappresentare ciò che li circonda. Nei loro lavori si traduce in un’immagine dell’Italia filtrata, costruita. Nei paesaggi di Achenbach, ad esempio, luoghi reali e riconoscibili vengono restituiti con una luce e una quiete che appartengono più all’idea che all’esperienza.

Oswald Achenbach, Oswald / Atmosfera serale al porto di Ischia, 1884

Oswald Achenbach, Oswald / Atmosfera serale al porto di Ischia, 1884

  • Walter Bayer, Monaco - Collezione privata

Analogamente, nelle scene di vita quotidiana, come In discesa verso Bolzano di Friedrich Meyerheim, il lavoro umano è presente, ma privo di fatica e conflitto: la composizione è armoniosa, equilibrata. «È una forma di idealizzazione», osserva Fiebig, «il desiderio di una convivenza pacifica tra uomo e natura che non appartiene più alla realtà del Nord».

Paul Meyerheim - In discesa verso Bolzano (1872)

Paul Meyerheim - In discesa verso Bolzano (1872)

  • Walter Bayer, Monaco - Collezione privata

L’Italia diventa così uno spazio di compensazione: non solo ciò che gli artisti vedono, ma anche ciò che cercano. È un meccanismo che non appartiene soltanto all’Ottocento. Anche oggi proiettiamo su alcuni luoghi - e l’Italia continua, almeno in parte, a essere tra questi - un’idea di equilibrio e semplicità che altrove percepiamo come perduta. È proprio questa dinamica che emerge con chiarezza nelle opere in mostra: non raccontano un paese, ma ne costruiscono un’immagine. E ricordano che ogni rappresentazione è sempre, almeno in parte, un riflesso di chi guarda.

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