Dick Johnson è morto

Il documentario vincitore del Sundance 2020 su Netflix

La chiesa è semivuota, quando la regista Kirsten Johnson e suo padre Dick entrano nella navata, seguiti dalle cineprese. Vicino al pulpito c'è una bara aperta. Dick ci si infila dentro, dice che è scomoda; poi trova la posizione giusta e chiude gli occhi. “Si è addormentato” dice Kirsten qualche minuto dopo.

L'autobiografia al cinema negli ultimi vent'anni è stata forse un po' meno diffusa che in ambito letterario, dove invece imperano memoir e autofiction. Che un regista parli direttamente e scopertamente di se stesso e della sua famiglia rimane un fatto relativamente raro. Forse perché il cinema è un'arte collettiva, e questo inevitabilmente rende più difficili le riflessioni più personali.

Dick Johnson è morto è invece un film estremamente personale, che segue gli ultimi anni della vita del padre di Kirsten, affetto da una forma di demenza senile simile a quella che ha accompagnato la madre alla morte, solo pochi anni prima. Sembrerebbe la descrizione di un documentario tristissimo, invece è un film piuttosto divertente. E non sono certo che si possa davvero definire un documentario.

Kirsten Johnson è effettivamente una documentarista, ha lavorato con nomi arcinoti del genere, come Laura Poitras (Citizenfour) e Michael Moore (Fahrenheit 9/11), ma questo film non è soltanto un documentario: lo è quando segue Dick durante le fasi che segnano il declino di un uomo nella terza età – il momento in cui è necessario vendere l'auto, il trasferimento a casa dei figli, le visite mediche – diventa qualcosa di più quando Kirsten propone al padre di mettere in scena la sua morte. Non una morte qualsiasi: deve essere una morte cinematografica. E allora ecco gli stuntman e gli effetti speciali, gli incidenti, le cadute dalle scale e perfino un condizionatore che casca dall'ultimo piano.

Ci sono tantissime riflessioni dentro questo film, decine di domande fondamentali per chi fa cinema: cosa si può filmare e cosa significa farlo per la vita delle persone filmate; dove inizia e dove finisce il consenso di chi appare nei film; cosa sono realtà e finzione, adddirittura. Ma tutte quante si sciolgono in una filosofia spicciola che ricorda a tutti noi quanto, in fondo, l'importante sia godersi il presente e le persone a cui vogliamo bene. Tutte quante sono irripetibili e, fortunatamente, non hanno gran voglia di pensare alla morte. Che rimane effettivamente l'unico vero confine del filmabile.

 

 

Dick Johnson Is Dead (USA, 2010)
Regia: Kirsten Johnson
Durata: 89'

Michele Serra
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