La curiosa vicenda legale di Kadabra

Dark Kadabra di Rocket Gang/Team Rocket, che diede avvio alla causa legale, e Kadabra di Split Earth/Skyridge, l'ultimo stampato prima dell'autosospensione della Pokémon Company
Non solo ragioni culturali, ma persino vicende legali hanno caratterizzato la storia del Pokémon TCG. Il caso più emblematico è quello di Kadabra, Pokémon di prima generazione con poteri di telecinesi. Il suo nome giapponese è Yungerer (ユンゲラ) e viene canonicamente rappresentato con in mano un cucchiaio piegato grazie ai suoi poteri psichici.
Qui entra in gioco Uri Geller (già il nome risuona se messo in relazione a quello giapponese di Kadabra), illusionista e conduttore TV israeliano con cittadinanza britannica, molto in voga tra gli anni ‘70 e ‘80 per i suoi poteri psichici. Geller si esibiva in trasmissioni televisive in cui dimostrava le proprie capacità telecinetiche. Il suo cavallo di battaglia? Piegare cucchiai con la mente.

Uri Geller, telepatia o illusionismo?
RSI Archivi 01.11.1976, 17:20
Credo che possiate intuire cosa accadde: Uri Geller denunciò Nintendo per appropriazione indebita della sua immagine. Dal 2003 – con la stampa dell’ultimo il Kadabra – infatti, non si videro più carte del Pokémon, fino a quando, nel 2021, lo stesso Geller diede nuovamente il via libera scusandosi su Twitter, dopo quasi 20 anni di sospensione. Con il rilascio, nel 2023, dell’espansione Scarlatto e Violetto - 151, Kadabra fa ufficialmente il suo ritorno nel Pokemon TCG.
Nintendo mi ha trasformato in un personaggio Pokémon malvagio e occulto. Ha rubato la mia identità usando il mio nome e la mia immagine distintiva.
Dichiarazione di Uri Geller rilasciata il 2 novembre del 2000
Stereotipi razziali: il caso di Jynx

Jynx (Expansion Pack, 1996) / Jynx (Base Set, 1999) e Sabrina's Jynx (Challenge from the Darkness, 1999) / Sabrina's Jynx (Gym Challenge, 2000)
Per chi non è avvezzo di Pokémon (ma anche per gli appassionati), Jynx potrebbe risultare particolarmente inquietante. Già il fatto che sia un Pokémon antropomorfo comporta che ogni scelta stilistica che la riguardi possa generare polemiche a prescindere. Non è un caso, infatti, che sia senza ombra di dubbio il Pokémon più controverso dell’intero franchise, soprattutto una volta che esso arrivò in Occidente.
L’autrice di libri per bambini e critica culturale Carole Boston Weatherford pubblicò nel maggio del 2000 un articolo sul Greensboro News & Record sostenendo che il design di Jynx somigliasse in modo evidente agli attori in blackface, un’immagine razzista nei confronti degli afroamericani, e ha inoltre descritto il Pokémon come la copia esatta di un’odalisca drag queen obesa.
Jynx ricorda un’incarnazione in versione drag queen sovrappeso di Little Black Sambo, uno stereotipo razzista tratto da un libro per bambini da tempo rimosso dalle biblioteche (...). Anche il nome di Jynx – una variante del termine “jinx”, che significa portatore di sfortuna – ha connotazioni negative. Inoltre, il nome stesso suggerisce un legame con stregoni e pratiche voodoo, tradizioni radicate nelle religioni africane ma spesso ridicolizzate dalla cultura occidentale.
Carole Boston Weatherford nell’articolo in questione
Per questo motivo, sin dall’esordio occidentale del 1999, Jynx appare di colore viola e non nero come in Oriente, salvo alcune eccezioni. I giapponesi continuarono tuttavia a stampare il “blackface Jynx” fino al 2003, per poi modificare a loro volta i connotati, adottando definitivamente il design viola.
L’immaginario di Jynx, in realtà, si rifà principalmente al folklore e alla moda giapponese. Da un lato si ispira probabilmente alla Yama-uba, una strega delle montagne innevate che, per trarre in inganno le sue vittime, si trasforma in una seducente donna che attira le prede con canto e danza: il tipo Ghiaccio/Psico, i continui riferimenti alla danza e al canto sono tutti elementi che confermano questa ispirazione.
Dall’altro lato, la figura di Jynx è in parte influenzata anche dalla moda ganguro degli anni ’90, molto in voga in Giappone, caratterizzata da pelle abbronzata in modo molto scuro, trucco chiaro e vivace (labbra e ombretto bianchi), capelli decolorati o colorati e abbigliamento appariscente. Dunque nessuna implicazione razziale, ma una complessa e articolata espressione del costume e della cultura orientali.
Gotta catch ’em all!
Parzialmente scremato 08.09.2023, 06:00
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