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La guerra a distanza e il coraggio di dire no

Dalle uccisioni mediate da un monitor al rifiuto di piegarsi al nazismo: perché eseguire un ordine non cancella mai la scelta morale
  • 2 ore fa
Josef Mayr-Nusser

Josef Mayr-Nusser

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Di: Marco Vannini, filosofo

La presentazione nelle sale del documentario NAZA, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, ha riacceso l’attenzione pubblica sul dilemma morale dell’obiezione di coscienza e sul limite della responsabilità individuale in contesti bellici. Il film - che prende il nome dall’acronimo israeliano con cui vengono computate le stime degli effetti collaterali su civili - raccoglie le testimonianze di operatori e analisti chiamati ad agire da remoto tramite sofisticati apparati tecnologici.

Al di là del dibattito strettamente politico e delle posizioni operative contrapposte, ciò che colpisce sul piano etico è l’atteggiamento descritto: la percezione dell’azione come pura esecuzione di una procedura tecnica e di un dovere assegnato.

La mediazione digitale e la distanza fisica dall’obiettivo creano inevitabilmente una cesura psicologica: l’atto si riduce alla gestione di un’interfaccia, anestetizzando quell’impatto emotivo che emergerebbe in un confronto diretto sul campo. Questa dinamica ripropone una domanda classica del diritto internazionale e dell’etica contemporanea: fino a che punto l’esecuzione di una direttiva formale solleva l’individuo dal vaglio della propria coscienza morale?

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“Naza” e la voce dei palestinesi

Alphaville 08.10.2026, 12:05

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  • Mattia Pelli e Barbara Camplani

Si tratta di un interrogativo che attraversa la storia del pensiero e i momenti più bui del Novecento, a partire dai procedimenti penali postbellici in cui venne definitivamente sancito che il richiamo agli ordini ricevuti non cancella la responsabilità soggettiva.

Emerge qui il valore testimoniale di figure rimaste isolate nel proprio rifiuto di conformarsi, come Josef Mayr-Nusser, giovane dirigente bolzanino dell’Azione Cattolica, morto di stenti nel febbraio 1945 sul carro bestiame che lo stava portando al campo di concentramento di Dachau perché, arruolato nelle SS, aveva rifiutato di prestare giuramento di fedeltà al Führer.

A lui, dichiarato beato nel 2017, in quanto ucciso «in odium fidei», ovvero per odio alla fede cattolica, è dedicato il recente libro di Andrea Sarri, Josef Mayr-Nusser. L’ obiezione di coscienza cattolica al nazismo, con prefazione di Daniele Menozzi (Morcelliana, Brescia 2026). Ampia e documentata indagine storica su persone, luoghi e tempi della vicenda, il testo mostra le ragioni che portarono il cattolico Mayr-Nusser alla sua scelta di coscienza e interroga inevitabilmente la norma collettiva: perché di fronte a ordini contrari all’etica la maggioranza sceglie spesso l’adeguamento?

Non possiamo pensare che essa sia priva di coscienza; il fatto è piuttosto che la coscienza probabilmente non è quell’«Istinto divino, voce immortale e celeste… giudice infallibile del bene e del male, che fa l’uomo simile a Dio...», cui Jean-Jacques Rousseau si rivolgeva con illuministica fiducia, bensì una facoltà complessa, continuamente condizionata dal contesto sociale, dalla cultura, dalla pressione comunitaria e dall’educazione.

Riflettere sul concetto stesso di coscienza tocca il cuore stesso della libertà umana, rievocando la celebre disputa che oppose Erasmo da Rotterdam a Martin Lutero sul libero o servo arbitrio. A secoli di distanza, e di fronte a scenari in cui la tecnologia rischia di allontanare sempre più l’uomo dalle conseguenze delle proprie decisioni, quella domanda sulla libertà morale resta aperta e ineludibile.

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"La resistente" di Mattia Bertoldi, Gabriele Capelli (copertina)

Storie di donne Resistenti in Canton Ticino

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