«Nonostante i corsi di meditazione e respirazione, non riesco a sopportare gli arrivisti e i giornalisti perbenisti». Con Che fastidio!, Ditonellapiaga approda a Sanremo portando in scena una stanchezza diffusa: quella per il politicamente corretto a ogni costo, per i corsi di pilates “radical chic”, per l’impossibilità - ogni tanto - di concedersi il lusso di fare anche schifo («Che fai tu di lavoro? / Faccio schifo!»).
La cantante si muove in un limbo in cui «non sa più cos’è normale, se è un’allucinazione». E lei stessa definisce il brano: «autoironico nato da un grande senso di alienazione verso le formalità, le ipocrisie di alcune feste, eventi mondani e pratiche che facciamo nella vita tutti e che ogni tanto ci danno fastidio». Una canzone che, sulla carta, potrebbe mettere d’accordo molti: nulla di incendiario, ma uno sguardo tagliente su quelle situazioni quotidiane che quasi tutti, tacitamente, sopportiamo a fatica.
Che fastidio! è una di quelle canzoni che non cambiano il mondo, ma cambiano l’aria. Non pretende di essere profonda, non vuole dare lezioni: si limita a dire ciò che tutti pensiamo quando ci sentiamo schiacciati da formalità, buone maniere obbligatorie, eventi mondani che ci annoiano e rituali sociali che ci svuotano.
Eppure, non tutto fila liscio attorno alla sua partecipazione. Da una parte ci sono gli hater legati a Tony Pitony - l’artista dichiaratamente scorretto con cui Ditonellapiaga canterà nella serata dei duetti - dall’altra il concorso Miss Italia, che contesta l’uso ritenuto improprio e lesivo della propria denominazione nel titolo di una canzone e di un album non ancora pubblicati. I dettagli del brano restano ignoti, ma l’organizzazione ha annunciato azioni legali per bloccare ogni ulteriore utilizzo del nome e chiedere un risarcimento.
Comunque vada, Ditonellapiaga offre una piccola catarsi pop: un modo per ridere di noi stessi, per concederci il lusso di non essere impeccabili, per dire finalmente ad alta voce ciò che di solito sussurriamo tra i denti. E in un festival spesso ingessato, questa leggerezza irriverente suona come una boccata d’aria fresca.
E intanto, Che fastidio! continua a risuonare come una piccola liberazione collettiva: «La moda di Milano (Che fastidio!) / Lo snob romano (Che fastidio!) / Il sogno americano (Che fastidio!)».

Sanremo si, Sanremo no, Nomi lunghissimissimi, Le suonerie personalizzate
Non ci resta che... 24.02.2026, 10:30
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