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“La memoria dei suoni”: esplorazione di 60 anni di radio a Besso 

Al Lac la prima assoluta dell’opera multimediale del compositore Andrea Molino

  • 52 minuti fa
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La memoria dei suoni

RSI Cultura 13.05.2026, 16:10

  • Stefano Franchini
Di: RigA 

La memoria dei suoni, di Andrea Molino
Prima esecuzione assoluta
Venerdì 15 maggio 2026, ore 20:00
Lac, Sala Teatro

Chiudere gli occhi e spalancare la mente su un mondo di suoni, voci, musiche: la diretta diffusa dagli altoparlanti nei corridoi, gli orchestrali che si scaldano allo strumento, il rimbombo dei passi delle comitive in visita. Chi ha lavorato negli studi radio di Besso (ma anche chi ci è passato per un concerto, un evento o un’intervista) richiamerà qualcosa alla mente. Gli ex studi RSI hanno segnato la vita culturale e la radiofonia svizzera. Un ruolo che continueranno a ricoprire, ma in una nuova veste.

Il 2026 segna una svolta nella storia dello stabile: la RSI si è trasferita a Comano ed è iniziato il cantiere della futura Città della musica, un progetto che ridisegnerà l’intero comparto di Besso trasformandolo in un polo culturale aperto, permeabile, pensato per ospitare produzioni, residenze artistiche, laboratori e spazi di fruizione pubblica. Per qualche tempo, però, gli ambienti che per decenni hanno accolto orchestre, speaker, tecnici e registi resteranno vuoti. Ed è proprio in questo intervallo sospeso che si inserisce La memoria dei suoni, un progetto che vuole evitare che quel silenzio diventi oblio.

Nato da un’idea di Francesco Bossaglia, responsabile di 900presente, il progetto si propone di trasformare gli spazi dismessi in un luogo di ascolto e immaginazione. Al centro c’è un’opera multimediale del compositore Andrea Molino, figura di spicco della scena contemporanea, che ha concepito una creazione per ensemble strumentale, elettronica e live video capace di intrecciare passato e presente. Non una semplice rievocazione, ma un viaggio sensoriale che attraversa sessant’anni di storia culturale, musicale e sociale della Svizzera italiana.

La memoria dei suoni si costruisce così come un archivio vivo: materiali d’epoca, registrazioni storiche, voci di speaker e musicisti, frammenti di programmi radiofonici, testimonianze di chi ha abitato quegli studi. Tutto viene rielaborato in una drammaturgia sonora che restituisce la stratificazione di un luogo che non è mai stato solo un edificio, ma un crocevia di idee, incontri, sperimentazioni. Un luogo dove sono passati direttori d’orchestra, scrittori, attori, politici, scienziati, e dove generazioni di ascoltatori hanno imparato a riconoscere il timbro della radio pubblica.

L’opera di Molino non si limita a evocare: interroga il rapporto tra memoria e tecnologia, tra produzione culturale e trasformazione urbana, tra ciò che resta e ciò che cambia. Gli spazi vuoti diventano così una cassa di risonanza per riflettere sul ruolo della radio e dei media pubblici, sulla loro capacità di costruire comunità e immaginari condivisi

LEGATO A “MONTMARTRE” (RETE DUE) DEL 13.05.2026, ORE 16:35

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