Ambiente

L’Artico è sempre più verde, e non è un buon segnale

Il riscaldamento globale trascina le foreste boreali verso nord. Un cambiamento ecologico profondo che sta già trasformando i fragili equilibri della tundra 
  • Un'ora fa
Paesaggio tipico della tundra

Paesaggio tipico della tundra

  • IMAGO/imagebroker
Di: Il giardino di Albert / Christian Bernasconi 

I cambiamenti in corso nei paesaggi del Grande Nord, legati alle alterazioni del clima, sono generalmente descritti con il termine di Arctic greening, cioè inverdimento dell’Artico. Si tratta di un fenomeno macroscopico, monitorato dai satelliti, che documenta una tundra sempre più rigogliosa e produttiva a causa dell’innalzamento delle temperature. Ma fermarsi unicamente al concetto di una tundra “più verde” rischia di mascherare la vera entità del cambiamento in atto.

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Tra ghiacci e tundra

Il giardino di Albert 03.01.2026, 18:00

  • © Christer Amundsen
  • Alessandra Bonzi

La taiga (o foresta boreale): è l’immensa cintura verde di conifere e latifoglie resistenti al freddo che attraversa orizzontalmente Canada, Alaska, Scandinavia e Siberia. Rappresenta il più vasto ecosistema forestale terrestre del pianeta.

La tundra: si estende a nord della taiga (o oltre il limite del bosco sulle montagne). Qui le temperature medie, la brevità della stagione estiva e il permafrost impediscono la crescita di piante ad alto fusto. Il paesaggio è aperto e dominato da muschi, licheni, graminacee e arbusti nani.

Come chiarisce un’approfondita review pubblicata su Environmental Research Letters da un gruppo di ricerca internazionale, ciò che sta avvenendo va ben oltre il semplice aumento di biomassa vegetale. Per questo motivo, gli scienziati propongono di formalizzare il concetto di borealizzazione della tundra, cioè la colonizzazione attiva e l’aumento di abbondanza di specie tipiche della foresta boreale (la taiga) che avanzano verso nord, trasformando strutturalmente e funzionalmente la tundra.

Non è solo una questione terminologica. Mentre il greening quantifica un dato biofisico (l’indice di vegetazione visto dallo spazio), la borealizzazione descrive un cambiamento ecologico profondo di uno dei biomi più fragili della Terra.

A causa della borealizzazione della tundra, la volpe artica risente della competizione con la volpe rossa

A causa della borealizzazione della tundra, la volpe artica risente della competizione con la volpe rossa

  • IMAGO/All Canada Photos

Nuove dinamiche

L’avanzata della taiga trascina con sé un intero corteo di specie animali e vegetali, imponendo, tra le altre dinamiche, una convivenza forzata tra specie un tempo separate da barriere climatiche.

Uno degli esempi più lampanti documentati dai ricercatori è l’espansione verso nord della volpe rossa (Vulpes vulpes), predatore generalista della foresta boreale, che sta gradualmente soppiantando la più minuta volpe artica (Vulpes lagopus). Non si tratta solo di competizione per le tane o per il cibo: in alcuni casi la volpe rossa attacca e uccide direttamente la cugina artica. Ma questi cambiamenti toccano pure la vegetazione, così come l’intera catena alimentare.

I cambiamenti influenzano anche le renne e le popolazioni locali che le allevano

I cambiamenti influenzano anche le renne e le popolazioni locali che le allevano

  • IMAGO/Nur Photo

Allevamento delle renne a un bivio

Come evidenziato nello studio, il rimescolamento ecologico non risparmia neppure le comunità locali. Per i popoli indigeni, come i Sami delle nazioni scandinave, l’allevamento delle renne rappresenta la spina dorsale della propria sussistenza e cultura.

La trasformazione della tundra in boscaglia di arbusti e betulle può alterare i corridoi migratori storici degli animali e crea una chiusura dei pascoli aperti. Le modifiche alle proprietà del manto nevoso, con alberi e arbusti alti che intrappolano la neve e ne cambiano la consistenza, impediscono alle renne di scavare agevolmente per raggiungere i licheni, la loro fonte primaria di sostentamento invernale. A questo si aggiunge lo spostamento verso nord di grandi predatori legati alla foresta (come lupi e orsi), che complica ulteriormente la gestione delle mandrie e minaccia economie locali già messe a dura prova dalle anomalie climatiche.

Non solo Artico

Sebbene il termine richiami le latitudini settentrionali, il meccanismo della borealizzazione si ritrova anche sulle montagne alpine. Anche qui il limite della vegetazione arborea si sposta verso l’alto, comprimendo la tundra alpina.

L’emblema di questa corsa contro il tempo è la pernice bianca (Lagopus muta). Relitto glaciale perfettamente adattato ai climi estremi, la pernice sfoggia un piumaggio candido in inverno e screziato d’estate per mimetizzarsi con neve e rocce. Ma se la foresta e gli arbusti salgono, l’habitat idoneo si restringe. A differenza delle specie boreali che possono tentare di migrare verso nord, gli animali d’alta quota come la pernice non possono salire all’infinito: una volta raggiunta la vetta, lo spazio vitale finisce. Iniziative di ricerca e citizen science nell’arco alpino, come quella promossa da Ficedula per mappare il DNA della pernice bianca tramite le piume, sono estremamente importanti per meglio conoscere la specie e sviluppare le migliori strategie per la sua conservazione.

Territori contesi

Mentre la biosfera si trasforma, si apre un altro fronte: quello geopolitico ed economico. I territori del Grande Nord e le zone un tempo ritenute remote e inospitali stanno attirando appetiti industriali internazionali.

Il ritiro dei ghiacci, l’accessibilità prolungata e il progressivo disgelo svelano allettanti giacimenti minerari, rendendo più facilmente accessibili terre rare, litio e altri importanti elementi. Al contempo, il clima freddo, l’abbondanza di spazio e la disponibilità di energia da fonti rinnovabili (come quella eolica) hanno reso il Nord una terra allettante per l’infrastruttura digitale del XXI secolo: i datacenter per l’intelligenza artificiale.

Emblematico è il recente caso in Finlandia, dove la costruzione di un datacenter dedicato all’IA ha comportato l’abbattimento di centinaia di migliaia di alberi di foresta boreale, scatenando accesi dibattiti politici e sospensioni dei lavori per violazione delle valutazioni d’impatto ambientale.

La borealizzazione sottolinea che i cambiamenti in atto nella tundra potrebbero privare la Terra di un bioma unico e avere diverse ripercussioni. Riconoscere questo fenomeno significa comprendere che la crisi climatica non cancella solo la neve e il ghiaccio, ma influenza la vita sull’intero pianeta.

Segue da Millevoci (Rete Uno) del 28.10.2026

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Cervello e Musica

Millevoci 28.10.2026, 10:05

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  • Maria Pia Belloni
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Il Giardino di Albert

Il magazine RSI che si occupa di divulgazione scientifica

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