Il premier Shinzo Abe ha vantato le riforme economiche portate avanti dal suo Governo in Giappone, nell’aprire ufficialmente dopo Didier Burkhalter e il fondatore Klaus Schwab l’edizione 2014 del WEF di Davos.
Interventi strutturali, politica monetaria iperespansiva e rilancio attraverso la spesa pubblica sono stati i tre capisaldi del suo programma. L’”Abenomics”, come è stata soprannominata la sua ricetta, ha permesso di liberare il paese dalla deflazione. Tokyo ha “festeggiato” negli scorsi mesi il ritorno alla crescita dei prezzi. Il compito non è però ancora concluso e Abe si è fatto in particolare promotore della parità dei sessi nel mondo del lavoro: “il PIL nipponico crescerebbe del 16%”, ha affermato.
Il capo del Governo, interrogato da Schwab sui rapporti con i vicini, ha teso loro la mano e parlato (senza mai citare la Cina) della necessità di porre un freno alla corsa agli armamenti in Asia. Ha però anche difeso le sue contestate visite al santuario di Yasukuni, dove sono sepolti fra migliaia di caduti anche 14 criminali di guerra. Un segnale distensivo era stata anche la presenza di Abe, in precedenza, ad assistere a un discorso della sua presidente sudcoreana Park Geun-hye. I due non si sono mai incontrati di persona.
ATS/pon




