di Michele Giorgio
E' un Natale sottotono, nascosto, quello che festeggiano i palestinesi cristiani di Gaza, una piccola e antica comunità di poco più di 1’300 persone tra i quasi due milioni di palestinesi musulmani che vivono in questo tormentato lembo di terra.
Le forti tensioni nella regione, le paure generate dalla crescente influenza dell'IS nel mondo islamico e le difficoltà della vita quotidiana causate anche dal continuo embargo israeliano di Gaza, quest'anno spingono i cristiani a limitare il Natale ai riti religiosi in chiesa e alle tradizionali riunioni di famiglia. Chi ha ottenuto il permesso da Israele si recherà in visita a Betlemme.
Un'idea di Natale nel Roots Hotel di Gaza
Nelle viuzze laterali di Via Omar al Mukhat e via Nasser, dove nel capoluogo Gaza city vivono i cristiani, non si vede alcun addobbo natalizio e qualche albero di Natale è presente solo negli hotel frequentati dagli occidentali che lavorano a Gaza. “Sono tempi difficili per tutti, per musulmani e cristiani, anche noi siamo palestinesi e dobbiano fare i conti con le politiche di Israele. Nel 2014 le bombe cadevano su tutti, senza distinguere fra persone e religioni”, spiega il signor Ghattas, proprietario di una piccola gioielleria, riferendosi alla guerra dello scorso anno tra Israele e il movimento islamico Hamas e al blocco di Gaza.
Altri cristiani locali invece indicano come causa principale di questo Natale "insivibile" i timori di atti individuali da parte di musulmani fanatici. “Il Governo di Hamas ci protegge però noi sappiamo che qualche testa calda ci guarda con sospetto e potrebbe colpirci solo perchè siampo cristiani”, ci dice un giovane che chiede l'anonimato.
Hart Nasara, dove vivono molti palestinesi cattolici (Foto di Michele Giorgio)
A Gaza il numero dei palestinesi cristiani è diminuito di quasi un quinto in meno di due decenni. Nel 1997 erano 1’688, nel 2014 1’313. L'89% è di rito greco-ortodosso, il 9,3% cattolici, i rimanenti sono copti, anglicani e di altre chiese protestanti. In tutto 390 famiglie composte in prevalenza da persone con più di 40 anni. I giovani, quando possono emigrano, verso l'Europa o gli Stati Uniti, spinti dalla mancanza di lavoro a Gaza e dal sogno di una vita senza guerra e in migliori condizioni ambientali.



