Guerra in Libano

Hezbollah, no all’intesa con Israele: “Non siamo noi ad aver creato il problema”

Qomati, numero due del consiglio politico del movimento, boccia i negoziati condotti a Washington e chiede il ritiro completo delle truppe dal sud e il ritorno dei civili - Intervista

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Qomati, al centro, durante un raduno a Beirut nel marzo 2026
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Intervista a leader militare di Hezbollah

SEIDISERA 11.06.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Bettina Müller, inviata RSI in Libano

Il sostegno a Hezbollah torna a crescere in Libano mentre i bombardamenti israeliani continuano a devastare il sud del paese. Il movimento sciita si oppone all’accordo di cessate il fuoco negoziato dal Governo libanese con Israele sotto l’egida degli Stati Uniti. A spiegarne le ragioni è Mahmoud Qomati, vicepresidente del consiglio politico di Hezbollah, che abbiamo incontrato a Beirut.

La posizione di Hezbollah sull’intesa in corso di negoziazione è netta: “Tutto ciò che è stato concordato a Washington con l’autorità libanese e con gli israeliani è completamente rifiutato da parte nostra”, dice Qomati. Il movimento chiede un cessate il fuoco “completo, su tutto il territorio libanese e non solo in una zona”, la fine delle violazioni, il ritiro israeliano e il ritorno dei civili nel sud. Le condizioni poste dal presidente del Parlamento Nabih Berri, alleato di Hezbollah, vanno nella stessa direzione, ma l’accordo complessivo viene respinto perché giudicato “nell’interesse israeliano e non nell’interesse del Libano”.

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Auto danneggiate dopo un raid aereo israeliano che ha colpito la città di Tiro

La forza militare degli Hezbollah in Libano

SEIDISERA 11.06.2026, 18:00

  • Keystone

Di fronte all’obiezione che le richieste di ritiro completo siano difficilmente ottenibili e che il conflitto stia infliggendo un prezzo altissimo alla popolazione, Qomati respinge la premessa: “Noi crediamo nella pace, amiamo la pace e vogliamo la pace. Ma non siamo noi che abbiamo portato questa entità sionista in questa regione”. Secondo il dirigente di Hezbollah, Israele persegue un progetto espansionistico dichiarato (evoca il concetto della “Grande Israele” attribuito a Netanyahu) e in questo contesto la resistenza armata sarebbe l’unica risposta possibile.

“Il disarmo con la forza non funzionerà”

Sul tema del disarmo, Qomati è altrettanto categorico. Accusa Israele e gli Stati Uniti di fomentare divisioni interne in Libano, anche attraverso il finanziamento di partiti rivali e il potenziamento dell’esercito regolare, con l’obiettivo di smantellare Hezbollah con la forza. “Il disarmo con la forza non funzionerà e non è mai funzionato, nei cinquant’anni della nostra resistenza”, afferma. L’unica via praticabile, sostiene, sarebbe un negoziato diretto.

Alla domanda sugli errori commessi, Qomati risponde con un esempio storico: agli inizi del movimento, Hezbollah si proponeva l’instaurazione di uno stato islamico in Libano. “Con l’esperienza e la maturità, abbiamo capito che non era l’idea giusta”, ammette. Da allora il movimento ha cambiato approccio, abbandonando il fondamentalismo anti-sistema per entrare in Parlamento, nel Governo e nelle istituzioni statali.

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