Il secondo pilota del caccia statunitense abbattuto dalle forze iraniane venerdì scorso è stato recuperato durante un’operazione militare speciale ed è ora “sano e salvo”. Lo ha annunciato trionfalmente il presidente Donald Trump, che ha seguito in diretta l’operazione dalla sala operativa della Casa Bianca. Decine di mezzi e centinaia di uomini hanno partecipato alle operazioni. Nel pomeriggio si è appreso che l’uomo, un colonnello, è rimasto gravemente ferito.
Ma Iran afferma invece che l’operazione è stata un fallimento, in cui due aerei e due elicotteri americani sono stati abbattuti. Almeno cinque persone, definiti “martiri”, sono rimaste uccise. Gli Stati Uniti dicono invece di non avere subito nessuna perdita umana, nemmeno feriti. Teheran ha continuato anche oggi a prendere di mira, oltre ad Israele, anche industrie e installazioni petrolifere dei paesi del Golfo che considera alleati degli Stati Uniti: Emirati, Kuwait, ma anche il Bahrain. Gli attacchi non sembra abbiano causato vittime, ma i danni sono ingenti e sicuramente avranno un impatto sulla produzione, quindi sui prezzi mondiali del greggio.
A poco più di 24 ore dalla scadenza dell’ultimatum dato venerdi, Trump è tornato a minacciare l’Iran: “Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno”. Nonostante il furore dell’inquilino della Casa Bianca, alcuni paesi provano a mediare: sono l’Egitto, la Turchia, il Pakistan e l’Oman.
Peraltro qualche nave riesce ad attraversare lo stretto, come una seconda gassiera giapponese, non si sa se pagando pedaggio o altro. L’Iraq, paese a maggioranza sciita, è stato ufficialmente esentato dai pedaggi. Ma la maggior parte dei vascelli rimane bloccata e crescono le preoccupazioni per le conseguenze economiche o per una possibile escalation da martedì, se - come tutto lascia pensare - le minacce di Trump non smuoveranno il regime degli Ayatollah.






