Trump sull’Iran: “Vogliono un accordo, ma la loro proposta non mi soddisfa”
Gli Stati Uniti ritirano le truppe dalla Germania
Un responsbaile iraniano: probabile la ripresa della guerra
In ospedale a Teheran la Nobel per la pace Mohammadi
Negoziato in stallo, torna lo spettro della guerra
USA bocciano anche l’ultima proposta iraniana - Teheran riduce la produzione di greggio - Trump al Congresso: posso ancora agire da solo - USA ritirano 5mila truppe dalla Germania
Gli USA ritirano 5000 soldati dalla Germania
Telegiornale 02.05.2026, 12:30
"Impensabile lo smantellamento delle basi USA in Europa, ma il segnale politico è forte"
Ci potrebbero essere delle riduzioni di truppe, ma non è immaginabile che ci possa essere uno smantellamento dell’infrastruttura militare statunitense in Europa. Lo dice a Seidisera RSI il politologo Mario Del Pero.
“Ci sono basi fondamentali - Ramstein, Aviano, Sigonella - per la logistica complessiva delle forze armate statunitensi, per i collegamenti tra una rete di proiezione globale delle capacità militari USA. E’ una rete che ha bisogno di queste basi, per una funzione operativa, logistica imprescindibile”, spiega Del Pero, che insegna storia degli Stati Uniti all’Università SciencesPo di Parigi.
E’ probabile che la decisione di ritirare alcune migliaia di soldati dalla Germania sia stata presa già prima dell’ultima controversia con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Alcuni piani del dipartimento della Difesa (che oggi si chiama dipartimento della guerra) indicavano questo.
Resta il dato di fatto di un segnale politico inequivocabile, viste le tempistiche e la forma di comunicazione: “Si ritiene di essere in una logica quasi antagonistica con l’Europa e si vuole punire, sanzionare un governo che ha preso una posizione molto dura verso gli Stati Uniti”.
La presenza militare statunitense in Germania, in termini di truppe, si è grandemente ridotta rispetto ai picchi di mezzo secolo fa, quando era di tre-quattro volte superiore a quella attuale.
Mario Del Pero a Seidisera del 2.5.2026
RSI Info 02.05.2026, 22:35
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Iran sente Francia e Italia
I ministri degli Esteri di Iran e Francia hanno avuto una conversazione telefonica questa sera, durante la quale hanno discusso degli sviluppi relativi alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo scrive al Jazeera.
Secondo una nota della diplomazia iraniana, il ministro degli Esteri Aragchi ha informato il suo omologo francese sugli sforzi strategici dell’Iran per porre fine alla guerra, mentre Jean-Noel Barrot, il ministro francese, ha espresso il sostegno della Francia ai colloqui diplomatici in corso e ha auspicato che questi portino a una pace e una sicurezza durature nella regione.
Nel pomeriggio il ministro degli esteri e vicepremier italiano Tajani ha riferito di avere avuto a sua volta un colloquio con l’omologo iraniano.
Vicepresidente Parlamento: negoziati dipendono da tregua in Libano
Ali Nikzad, vicepresidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato all’emittente televisiva libanese Al-Manar che la condizione posta dalla Repubblica islamica in qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti è la garanzia che gli attacchi contro il Libano cessino completamente.
“Il fronte iraniano e il fronte del Libano meridionale sono un’unica entità, e la chiusura dello Stretto di Hormuz aveva lo scopo di permettere ai libanesi di vivere in pace”, ha affermato, riferendosi alla roccaforte di Hezbollah nel Libano meridionale. Nikzad ha poi aggiunto: “Hezbollah è l’anima dell’Iran, e l’Iran è l’anima di Hezbollah”.
Una nave indiana attravera lo stretto di Hormuz
La Sarv Shakti, che batte bandiera delle Isole Marshall e trasporta oltre 46 mila tonnellate di gas liquefatto, ha attraversato lo stresso di Hormuz oggi. Lo ha fatto sapere il ministero dei trasporti indiano.
La nave dovrebbe attraccare nel porto indiano di Visakhapatnam il 13 maggio. Non è dato sapere se siano stati pagati dazi al governo di Teheran. Gli Stati Uniti hanno minacciato di sanzionare i paesi e gli armatori che decidessero di venire a patti con l’Iran per il passaggio dello stretto
Premio Nobel Mohammadi in ospedale, è grave
L’iraniana Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023 per le sue prese di posizione a favore dei diritti delle donne e contro la pena di morte, è stata trasferita in un ospedale di Teheran dopo un “deterioramento catastrofico della sua salute” e una crisi cardiaca. Lo fa sapere una fondazione gestita dai suoi familiari.
La donna, che ha una cinquantina d’anni, è in carcere da molto tempo. La sua ultima condanna, a sette anni e mezzo di carcere, risale allo scorso febbraio, dopo un arresto in dicembre mentre commemorava la morte di un avvocato della dissindenza.
Il comitato per il Nobel reclama la sua immediata liberazione.
Israele colpisce ancora il Libano
Nonostante un cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile, Israele ha condotto questa sera una serie di attacchi sul sud del Libano, affermando di avere preso di mira una settantina di strutture militari di Hezbollah, smantellandone almeno 50.
L’esercito aveva in precedenza diffuso un appello a evacuare nove villaggi.
Dal canto suo, Hezbollah ha rivendicato diversi attacchi su obbiettivi israeliani, parlando di rappresaglie per la violazione del cessate il fuoco.
Israele ha anche confermato chje le sue forze hanno danneggiato un edificio religioso nel villaggio di Yaroun, sud del Libano. Un’assocazione cattolica francese ha denunciato un attacco ad un convento di suore greco cattoliche. Israele afferma che stava perseguendo un infrastruttura dei terroristi.
Soldati israeliani si trovano in una fascia di 10 chilometri oltre il confine tra i due paesi, in territorio libanese, dove stanno demolendo degli edifici. Il loro obbietivo, affermano, è proteggere il nord dello Stato ebraico dagli attacchi della milizia sciita filoiraniana.
Dal 2 marzo scorso - data di ripresa degli attacchi di Hezbollah a sostegno dell’Iran colpito dagli Stati Uniti e israele - gli attaccghi israliani in Libano hanno fatto oltre 2’600 morti e provocato lo sfollamento di un milione di persone. Diciassette soldati israeliani e un civile che lavorava per l’esercito sono morti in Libano.
Trump: per bombardare non serve autorizzazione del Congresso
Donald Trump ha scritto allo speaker della Camera, Mike Johnson, una lettera per spiegare che le ostilità in Iran sono “terminate” e quindi non c’è bisogno di chiedere alcuna autorizzazione per una eventuale nuova guerra.
La Casa Bianca sostiene che il cessate il fuoco mediato dal Pakistane e in vigore dal 7 aprile abbia interrotto il conteggio dei 60 giorni dopo i quali il Presidente deve chiedere al al Congresso l’autorizzazione per continuare il conflitto.
Trump sa che il tempo a suo disposizione sta stringendo e i malumori stanno aumentando. Il conflitto piace agli americani meno di quello in Vietnam e le polemiche sono accese anche fra i repubblicani sulla questione dell’autorizzazione.
Le elezioni di metà mandato inoltre spingono il commander-in-chief a chiudere il dossier rapidamente e sperare che gli elettori si dimentichino per novembre della guerr
Iran: probabile nuova guerra
“È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti”, ha detto Mohammad Jafar Assadi, vice comandante delle forze armate iraniane, assicurando che il Paese è pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile con “misure sorprendenti”.
La Repubblica Islamica starebbe riducendo da giorni, in modo proattivo, la produzione di petrolio per scongiurare una crisi degli stoccaggi su cui puntano gli Usa con il blocco dei suoi porti e il bombardamento dei depositi.
I piani americani per eventuali attacchi “brevi ed efficaci” sono pronti e sono già stati presentati a Trump. Per farli scattare manca solo il suo via libera.
La proposta iraniana
Fine della guerra con la garanzia che Israele e gli Stati Uniti non attaccheranno di nuovo; riapertura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani; revoca del blocco statunitense; colloqui sul programma nucleare iraniano in cambio della revoca delle sanzioni statunitensi; e riconoscimento da parte di Washington del diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio per scopi pacifici, con l’Iran che però accetta di sospendere il processo.
Sono i cinque elementi sul tavolo al centro della proposta iraniana riferiti da un alto funzionario iraniano e riportati da Reuters sul suo sito. “In questo quadro, i negoziati sulla più complessa questione nucleare sono stati spostati alla fase finale per creare un clima più favorevole”, ha dichiarato il funzionario.
Gli USA minacciano sanzioni a chi paga il pedaggio a Hormuz
Gli Stati Uniti avvertono le compagnie di navigazione che potrebbero subire sanzioni per aver effettuato pagamenti all’Iran al fine di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Lo scrive la Associated Press sul suo sito.
L’allerta, pubblicata venerdì dall’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri (OFAC) degli Stati Uniti, aggiunge un ulteriore livello di pressione alla situazione di stallo tra Stati Uniti e Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha iniziato a offrire ad alcune navi un passaggio sicuro deviandole su rotte alternative più vicine alla sua costa, a volte addebitando un pedaggio per il servizio. Questa pratica di “pedaggio” è al centro dell’avvertimento sulle sanzioni statunitensi. Le richieste di pagamento potrebbero includere trasferimenti non solo in contanti, ma anche “attività digitali, compensazioni, scambi informali o altri pagamenti in natura”, comprese donazioni di beneficenza e pagamenti presso le ambasciate iraniane, ha affermato l’OFAC.
Libano, 13 morti in attacchi IDF nel sud del Paese
Raid israeliani nel sud del Libano hanno causato la morte di almeno 13 persone venerdì, secondo un nuovo bilancio diffuso dal ministero della Sanità libanese. Intanto l’esercito israeliano ha intimato agli abitanti di diverse città e villaggi del Paese di evacuare.
Stando ad un comunicato del ministero, otto persone, tra cui un bambino e due donne, sono state uccise e altre 21 ferite, tra cui due bambini e una donna, nei raid sul villaggio di Habbouch, che l’esercito israeliano aveva esortato ad evacuare nonostante il cessate il fuoco.
L’agenzia di stampa ufficiale libanese, NNA, ha riportato “una serie di intensi raid poco meno di un’ora dopo l’avvertimento israeliano”.
Iran, giustiziati due uomini accusati di spionaggio per conto di Israele
L’Iran ha giustiziato sabato due uomini accusati di spionaggio per Israele. Uno di loro è stato incolpato di aver raccolto informazioni vicino al sito nucleare di Natanz, nella provincia centrale di Isfahan. Lo riferiscono i media iraniani.
Sito nucleare di Natanz
Iran: "Probabile ripresa della guerra contro gli USA"
Un responsabile militare iraniano ha dichiarato sabato che la ripresa del conflitto contro gli Stati Uniti è “probabile”. Dal canto suo Donald Trump si è dichiarato “insoddisfatto” della proposta di rilancio delle negoziazioni dell’Iran.
“È probabile una ripresa del conflitto tra Iran e Stati Uniti”, ha affermato Mohammad Jafar Asadi, ispettore aggiunto del comando delle forze armate Khatam Al-Anbiya, rimarcando che “i fatti hanno dimostrato che gli Stati Uniti non rispettano alcuna promessa o accordo”.
Washington: lunghi ritardi nelle forniture di armi per gli alleati europei
Washington ha avvertito gli alleati europei, inclusi Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia, di aspettarsi lunghi ritardi nelle consegne di armi statunitensi. Lo ha riferito venerdì il Financial Times.
Secondo quanto menzionato dal quotidiano economico-finanziario, la guerra contro l’Iran starebbe esaurendo le scorte di armi degli Stati Uniti. Reuters aveva infatti riferito il mese scorso, che funzionari statunitensi avevano informato alcune controparti europee riguardo al fatto che alcune consegne di armi precedentemente contrattate avrebbero potuto subire dei ritardi, sempre a causa del conflitto in Iran.
USA, oltre 8 miliardi agli alleati del Golfo e a Israele
Il governo degli Stati Uniti ha aggirato il Congresso e ha approvato esportazioni di armi per un valore di oltre 8,6 miliardi di dollari a favore di alleati in Medio Oriente. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato uno stato di emergenza che rende necessarie vendite immediate a Israele, Qatar, Kuwait e Emirati Arabi Uniti (EAU), secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano. In questo modo viene meno l’usuale controllo parlamentare sulle transazioni di armamenti.
La maggior parte delle armi sarebbe destinata al Qatar, che riceverà rifornimenti per il sistema di difesa missilistico Patriot per 4 miliardi di dollari e sistemi d’arma di precisione per 992 milioni di dollari. Il Kuwait acquista un sistema integrato di gestione del campo di battaglia per 2,5 miliardi di dollari. Israele acquista sistemi d’arma di precisione per 992 milioni di dollari, gli Emirati Arabi Uniti per 148 milioni di dollari. Con questa mossa, Washington sottolinea anche il continuo sostegno ai suoi paesi partner.
USA annuncia il ritiro di 5'000 militari dalla Germania
Il Pentagono ha annunciato venerdì il ritiro di circa 5’000 militari americani dalla Germania, entro un anno. La misura arriva dopo che Donald Trump ha espresso il suo disappunto nei confronti del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, riguardo alla guerra in Iran.
Donald Trump aveva infatti evocato questa possibilità dopo che Merz, lunedì, aveva affermato che “gli americani (non avevano) visibilmente alcuna strategia” in Iran e che Teheran “umiliava” la prima potenza mondiale”.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/Il-Pentagono-intende-ritirare-5%E2%80%99000-soldati-dalla-Germania--3711024.html
“Prevediamo che il ritiro si concluderà nei prossimi sei-dodici mesi”, ha stimato il portavoce del Ministero della Difesa, Sean Parnell, in un comunicato.
