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Portogallo: austerità forzata

Indipendentemente da chi vincerà le elezioni per il paese si prospettano ancora anni di rigore

  • 04.10.2015, 10:08
  • 4 maggio, 14:46
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Le spiegazioni di António Costa Pinto

RSI Info 04.10.2015, 00:31

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di Davide Mattei

Il messaggio del premier uscente Pedro Passos Coelho in campagna elettorale non poteva essere più chiaro e prova a capitalizzare gli spiragli di ripresa economica che anche i cittadini iniziano ad intravedere dopo durissimi anni di recessione e austerità.

E l’idea sembra aver fatto presa: l’alleanza di centro destra PSD/CDS guidata da Passos Coelho è, contro ogni attesa, in testa negli ultimi sondaggi con un 37,7% delle preferenze, staccando di 5 punti percentuali il Partito Socialista.

Ma, se i sondaggi ci azzeccano, com’è possibile che i portoghesi votino in maggioranza per chi durante quattro anni ha applicato tutte le richieste arrivate dalla troika e per chi, alle volte, si è spinto addirittura oltre?

Per António Costa Pinto, politologo del prestigioso Istituto di scienze sociali dell’Università di Lisbona, le spiegazioni sono almeno due: la storica frammentazione della sinistra lusitana e proprio la capacità di Passos Coelho di far passare il messaggio che l’unica formazione che manterrà il paese nell’euro è il PSD/CDS.

A sinistra dei socialisti, che raccolgono un 32,7% di favori, c’è infatti il partito comunista CDU che potrebbe a casa oltre un 9% di consensi, e il più libertario Bloco de Esquerda, che supera il 6%. Un’alleanza di queste forze basterebbe ampiamente a superare gli avversari di destra.

Inoltre, continua Costa Pinto, molti strati della popolazione hanno paura di un’uscita dall’euro che farebbe loro gettare al vento tutti gli enormi sforzi degli ultimi anni, e il PSD/CDS è riuscito identificare quest’opzione con i Socialisti.

Ma la differenza tra le due formazioni è poca, un 5% di voti, e tutto è possibile. Sia che vinca il PS, che il PSD/CDS però per i portoghesi l’austerità si prospetta come unico modo per continuare a ripagare un debito che ha ormai raggiunto il 130% del PIL del paese.

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