Il fallimento del primo round di colloqui tra USA e Iran “non è stato una sorpresa” e questo esito mette l’amministrazione Trump di fronte a diverse opzioni poco allettanti: una lunga negoziazione con Teheran sul futuro del suo programma nucleare, oppure la ripresa di una guerra che ha già causato la più grande crisi energetica dei tempi moderni, e la prospettiva di una lunga lotta per il controllo dello Stretto di Hormuz”.
Lo scrive il New York Times, che ricorda come la principale leva a disposizione di Trump ora sia la minaccia di una ripresa delle operazioni militari su larga scala, in vista della fine del fragile cessate il fuoco il 21 aprile.
Ma per il media americano questa non è una scelta “politicamente praticabile per Trump, e gli iraniani lo sanno”. Trump, ricorda il New York Times, ha dichiarato il cessate il fuoco la scorsa settimana in gran parte per arginare le conseguenze della perdita del 20% delle riserve petrolifere mondiali, che stava facendo impennare il prezzo dei carburanti e creando carenze di fertilizzanti e, tra le altre materie prime essenziali, di elio per la produzione di semiconduttori.
I mercati avevano riguadagnato terreno sulla prospettiva di un accordo e se la guerra dovesse riprendere, molto probabilmente crollerebbero, e l’inflazione USA, già al 3,3%, aumenterebbe inevitabilmente. “Resta quindi la questione più urgente: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani, nella loro descrizione dell’incontro, l’hanno posta al primo posto tra i temi discussi”, sottolinea il giornale USA.