Accuse, comizi negli Stati in bilico, rivelazioni dei media: siamo alla volata finale di Hillary Clinton e Donald Trump verso le elezioni di domani, 8 novembre. A ben guardare, tuttavia, oltre 30 milioni di americani hanno già scelto il prossimo Presidente attraverso l’early voting. Se in buona parte del mondo il voto anticipato è infatti un’eccezione riservata per lo più a diplomatici e militari in missione, in larga parte degli Stati Uniti è una tradizione. Al punto che, entro domani appunto, si stima avrà già votato il 25% circa degli elettori registrati, che quest’anno superano il numero record di 200 milioni.
Il Distretto di Columbia (D.C.), dove si trova Washington, ha aperto le operazioni di voto in anticipo, come hanno fatto 37 Stati. Abbiamo girovagato per i seggi della capitale negli ultimi giorni incontrando, complice il clima estivo e l’assenza di code, decine di anziani, impiegati e studenti presentatisi a votare (anche per il rinnovo parziale del Congresso e per cariche locali) prima del tempo.
“Alcuni lo fanno per necessità, altri anticipano perché può essere più conveniente, dato che il giorno delle elezioni è lavorativo” spiega Tamara Robinson, consulente elettorale del governo del D.C., dentro il seggio di Judiciary Square. “Se vengono di persona, funziona esattamente come l’8 novembre: spingendo un pulsante su uno schermo oppure marcando a penna la classica scheda cartacea”. In questo seggio hanno votato almeno 49 mila persone da quando è stato aperto, il 29 ottobre, e molti di più lo hanno fatto via posta da casa. “In fondo, non serve attendere le battute finali. Si sa già abbastanza a questo punto di Clinton e di Trump per decidere” ci dice uno studente all'uscita di un seggio a Columbia Heights.
Se l’early voting non dà indicazioni su chi vincerà, è di certo la maniera più semplice di votare e addirittura, in stati chiave come il Nord Carolina o la Florida, quella preferita.
Gabriele Barbati





