Per il secondo giorno a Burgdorf, nel cuore dell'Emmental bernese, 50’000 persone si sono messe diligentemente in coda per entrare nello stadio, che abbandoneranno solo nella pausa di mezzogiorno per assaltare tendine e ristoranti. È un popolo paziente quello della lotta svizzera, viaggia in modo ordinato sui treni speciali, cammina in silenzio alle sette del mattino nelle stradine di Burgdorf per non svegliare chi dorme, porta con sé coltelli, ma li usa soltanto per tagliare i salamini.
Una manifestazione con più di 100’000 persone è sorvegliata da qualche agente, preoccupato più che altro dell'ordine dei parcheggi. Provate a immaginare un simile evento legato al calcio e saremmo alla mobilitazione generale. Ma è anche un popolo conservatore e geloso dei propri confini culturali. Quando si parla di lotta femminile i nasi si arricciano, nella lista dei 278 migliori lottatori del paese non c'è un cognome che non sappia di Svizzera profonda, anche se le comunità turche o slave praticano e amano le discipline della lotta. L'espressione "politically correct" non appartiene a questo mondo, che non ha problemi nel dire apertamente ciò che pensa. Un mondo che il presidente della confederazione Ueli Maurer conosce alla perfezione e nel quale nuota come un pesce nel mare. Nel discorso ufficiale Maurer non ha mancato di accennare al prossimo voto sull'esercito (un valore comune che tutti dobbiamo difendere, ha detto) e ha lanciato un "kurz" (classica mossa della lotta) all'UBS, che, ha detto Maurer, ha forse dimenticato le radici svizzere e il fatto di essere qui come sponsor servirà magari a ritrovarle.
Nel frattempo i "böse" continuano a battersi per il titolo di re della lotta. I bernesi stanno dominando la scena, nonostante la crisi del campione uscente Wenger. Alle cinque della sera nella Emmentaler Arena verrà incoronato il nuovo re. Su RSI la 2, cronaca diretta dell'ottavo turno di lotta e dello Schlussgang a partire dalle 15.25.
Maurizio Canetta






