Sono stati condannati a lunghe pene detentive i tre imputati principali nel processo a carico di cinque giovani accusati, fra le altre cose, di aver sabotato a più riprese la rete in fibra ottica di Rheinfelden, in Argovia. La sentenza più severa è stata pronunciata nei confronti di un ventenne, che dovrà scontare otto anni e tre mesi.
Secondo il verdetto di primo grado, pronunciato giovedì dal Tribunale distrettuale di Rheinfelden, un altro giovane passerà dietro le sbarre sei anni e quattro mesi, mentre al terzo è stata comminata una reclusione di quattro anni. I due restanti imputati hanno invece ricevuto pene sospese con la condizionale.
I cinque, di nazionalità svizzera, hanno tutti attualmente fra i 20 e i 21 anni. Nell’atto d’accusa, la procura elencava per i tre imputati principali rispettivamente 41, 34 e 19 distinti reati, con richieste di pena di svariati anni (dieci per l’accusato numero uno). I danni materiali causati ammontano complessivamente a 400’000 franchi.
Il caso più clamoroso riguarda molteplici tagli di cavi avvenuti nella cittadina argoviese nel dicembre del 2023, che avevano lasciato migliaia di clienti senza collegamenti a Internet, telefono, tv e radio. Dopo i primi due sabotaggi, verificatisi a distanza di tre giorni in due punti diversi, il Comune aveva in breve tempo riparato tutti i danni alla rete. La notte seguente però, i fasci di fibra ottica erano stati nuovamente recisi.
I fatti hanno dato il via a indagini approfondite da parte della polizia cantonale e della procura, che non hanno rivelato alcuna motivazione politica o estremista. Secondo gli inquirenti infatti, si sarebbe trattato di un caso di “dinamica di gruppo che si auto-rinforza”. I reati, commessi in diverse composizioni tra il febbraio 2022 e il maggio 2024, erano pianificati e organizzati sulla base di una chiara suddivisione dei compiti.
Il gruppo ha anche deliberatamente sabotato infrastrutture pubbliche, come quando i giovani si sono impossessati di due staffe d’arresto per i treni posizionandole su un binario. Fortunatamente, un treno merci in arrivo le ha spazzate via senza deragliare.
I giovani dovevano pure rispondere di tentativi di ricatto, attraverso i quali si sono impossessati di 50’000 franchi, così come di molteplici incendi dolosi. Gli imputati hanno indicato nella scarica di adrenalina, nel bisogno di approvazione e nel desiderio di amicizia e appartenenza le motivazioni dei crimini. Nella loro chat di WhatsApp, si facevano chiamare il “branco di lupi”.
Articolo legato alla trasmissione di SRF Regionaljournal Aargau Solothurn dell’11.06.2026 alle 06.31
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