I servizi segreti israeliani avevano segnalato alle autorità elvetiche l'imminente arrivo a Zurigo di Ehud Olmert, una procedura normale trattandosi di una personalità politica esposta. L'ex premier avrebbe in seguito ricevuto però una chiamata dalla procura dello Stato ebraico, a sua volta avvertita dall'ambasciata rossocrociata a Tel Aviv: una volta messo piede nella Confederazione, il 73enne sarebbe stato interrogato.
I nuovi dettagli sulla decisione di rinunciare al viaggio in Svizzera sono stati rivelati dall'interessato, che al Tages-Anzeiger ha detto: "se le mie risposte non si fossero rivelate soddisfacenti, avrei rischiato l'arresto" per i presunti crimini di guerra nel periodo in cui era in carica. La rinuncia è avvenuta dopo consultazione con diversi ministeri israeliani.
Restano alcuni punti da chiarire: perché il Dipartimento federale degli affari esteri abbia voluto avvertirlo e quale fosse l'autorità giudiziaria interessata a lui. Il Ministero pubblico zurighese non ne ha la competenza, quello della Confederazione conferma solo di non avere procedimenti aperti nei suoi confronti (il che non esclude la volontà di interrogarlo) e l'Ufficio federale di giustizia dice di non aver ricevuto richieste di assistenza giudiziaria dall'estero. Quelle di ricerca o di arresto in vista di estradizione, però, restano confidenziali.






