Svizzera

Sessant’anni di votazioni sull’immigrazione in Svizzera

Dal 1970 il tema degli stranieri torna regolarmente alle urne - Gli argomenti di ciascun fronte sono rimasti simili nel corso dei decenni, a cambiare è stato il volto dell’elettorato

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I due fronti stanno conducendo la campagna politica più costosa della storia della Svizzera

I due fronti stanno conducendo la campagna politica più costosa della storia della Svizzera

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Di: Telegiornale/Diem 

Il 14 giugno 2025 gli svizzeri torneranno alle urne per pronunciarsi sull’iniziativa dell’UDC contro una Svizzera da 10 milioni di abitanti. Non è la prima volta che i cittadini si esprimono sull’immigrazione, sulla presenza degli stranieri nella Confederazione e sull’inforestierimento. La storia di queste votazioni inizia negli anni Settanta e continua ancora oggi. Finora c’è stata una ventina di scrutini federali sul tema. A quattro riprese il popolo svizzero ha approvato le restrizioni sottoposte al voto.

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Nel secondo dopoguerra il boom economico porta la Svizzera a costruire infrastrutture e a cercare manodopera. I lavoratori arrivano soprattutto dall’Italia. Negli anni Sessanta l’economia li accoglie a braccia aperte, ma una parte della popolazione ritiene che siano troppi e teme l’inforestieramento.

“La democrazia diretta rende visibili le resistenze alla base. Questo ha fatto della Svizzera un’avanguardia della critica all’immigrazione”, spiega il politologo e geografo Michael Hermann in un articolo dedicato da Swissinfo alla storia delle votazioni sugli stranieri in Svizzera.

La prima iniziativa popolare di questo tipo viene lanciata nel 1965 dai Democratici di Zurigo. Il testo esige che il numero di stranieri non superi un decimo della popolazione residente. Di fronte alle misure annunciate dal Consiglio federale, gli iniziativisti ritirano però il testo.

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Le iniziative successive prendono il nome da James Schwarzenbach, leader dell’Azione Nazionale nata nel 1961. Eletto in Consiglio nazionale nel 1967 riesce ad imporre il tema dell’Überfremdung (l’inforestierimento) sulla scena nazionale. “Schwarzenbach ha portato la sua iniziativa in Parlamento e ha ottenuto un solo voto, il suo”, ricorda ai microfoni del TG RSI la storica Noëmi Crain Merz. “Con lo strumento dell’iniziativa popolare è riuscito a farne un tema molto dibattuto”.

Un manifesto in vista della votazione sulla prima iniziativa Schwarzenbach

Un manifesto in vista della votazione sulla prima iniziativa Schwarzenbach

Nel 1970 la prima iniziativa Schwarzenbach per limitare la quota di stranieri al 10% della popolazione divide il Paese e infiamma il dibattito politico per mesi. I favorevoli, secondo i quali i numerosi immigrati per lavoro (in grandissima maggioranza italiani) faticavano ad integrarsi, sottolineavano un bisogno di difendere l’identità e il benessere svizzero. Per i contrari, invece, rinunciare alla manodopera straniera in così alta scala avrebbe creato grossi problemi in molti settori economici. Al termine dello scrutinio, il 7 giugno 1970, risulta respinta dal 54% dei cittadini con una partecipazione del 75%. L’applicazione del testo avrebbe comportato l’espulsione di 350’000 persone. Il rifiuto si spiega in parte con la reazione del Consiglio federale che, tre mesi prima della votazione, aveva introdotto contingenti d’immigrazione.

Immigrazione risultato votazione 1974

Nel 1974 l’iniziativa “contro l’invasione straniera e il sovrappopolamento della Svizzera” (nota anche come seconda iniziativa Schwarzenbach) chiedeva di limitare la presenza degli stranieri riducendo la quota al 12% della popolazione per cantone (per un totale di circa 500’000 a livello nazionale). La bocciatura è più netta, con il 66% di no.

Nel 1977 James Schwarzenbach e il suo Movimento repubblicano ci ritentano con una proposta più moderata che chiede di riportare la quota di stranieri al 12,5% in dieci anni. Circa 300’000 stranieri avrebbero dovuto lasciare la Svizzera. Il risultato è ancor più chiaro: 70,5% di no.

Immigrazione risultato votazione 1977

Secondo la storica Noëmi Crain Merz, la diminuzione del numero degli svizzeri favorevoli negli anni Settanta è stata dovuta a due fattori concomitanti: la crisi economica del 1973 (con il conseguente ritorno in Italia di molti lavoratori) e il progressivo abituarsi della società elvetica alla presenza degli stranieri.

La reazione della sinistra e nuove iniziative

Le quattro iniziative contro il sovrappopolamento straniero provocano un movimento di contestazione. Nel 1981 ambienti di sinistra ed ecclesiastici lanciano l’iniziativa “Essere solidali” per migliorare la protezione giuridica degli stranieri. Il testo viene largamente respinto con l’80% di no. Sondaggi successivi mostreranno che “una paura diffusa del sovrappopolamento straniero” aveva condotto a questo rifiuto.

Nel 1984 l’Azione Nazionale si mobilita nuovamente con l’iniziativa “contro la svendita del territorio “ per impedire agli stranieri di acquistare terreni in Svizzera. Risultato: 51% di no.

Immigrazione risultato votazione 1978

Nel 1988 viene invece respinta con il 67% di no un’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione che esigeva che il numero di immigrati autorizzati a entrare fosse inferiore a quello delle persone che lasciano il Paese.

Gli anni Novanta e il tema dell’asilo

All’inizio degli anni Novanta viene adottata una legge sugli stranieri che prevede regole di soggiorno. Il dibattito sull’immigrazione si concentra sul tema dell’asilo.

In pochi anni si susseguono tre votazioni. Nel 1996 l’UDC di Christoph Blocher porta alle urne un’iniziativa “contro l’immigrazione clandestina” che esige che i casi di richiedenti l’asilo entrati illegalmente non vengano trattati. Risultato: 54% di no.

Immigrazione risultato votazione 2000

Nel 2000, prima dell’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione tra Svizzera e Unione europea, l’iniziativa detta del 18% vuole limitare la quota di popolazione straniera residente al 18%. Risultato: 64% di no. Nel 2002, infine, una seconda iniziativa dell’UDC “contro gli abusi nel diritto d’asilo” viene respinta con il 50,1% di no.

Il nuovo millennio: naturalizzazione, minareti e criminalità

Nel 2008 l’iniziativa dell’UDC “per naturalizzazioni democratiche” che intende dare ai Comuni l’ultima parola in materia di naturalizzazione viene respinta con il 66% di no. L’anno successivo, dopo gli attentati dell’11 settembre e il terrorismo islamista in Europa, l’iniziativa contro la costruzione di minareti viene invece accettata dal 57,5% dei votanti e suscita viva attenzione nel mondo. Poi, nel 2010, ad essere approvata con il 52% di sì è l’iniziativa dell’UDC “per il rinvio degli stranieri criminali” che chiede l’espulsione degli stranieri colpevoli di reati gravi.

Gli anni recenti: immigrazione di massa e libera circolazione

Immigrazione risultato votazione 2014

Passano due anni e, nel 2014, l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che chiede che la Svizzera riprenda il controllo dell’immigrazione straniera con contingenti viene accettata di misura con il 50,3% di sì. L’applicazione di questa iniziativa sarà oggetto di conflitti politici per lungo tempo. Sempre nel 2014 viene invece nettamente bocciata con il 74% di no l’iniziativa Ecopop “stop al sovrappopolamento” che vuole limitare l’immigrazione a un massimo dello 0,2% della popolazione all’anno.

Nel 2016 l’iniziativa “di attuazione” dell’UDC per il rinvio effettivo degli stranieri criminali viene respinta con il 59% di no. Nel 2020 a cadere con il 62% di no è l’iniziativa “per un’immigrazione moderata” detta “iniziativa di limitazione” che chiedeva la fine della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.

Immigrazione risultato votazione 2020

E si arriva così al 2021 quando alle urne viene sottoposta l’iniziativa “Sì al divieto di dissimulare il volto”. Il testo viene accolto con il 51% di sì. Secondo l’analisi del voto, il principale motivo del sì è la protezione dei valori e della cultura svizzeri.

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Secondo Noëmi Crain Merz, la migrazione è un tema che riguarda molta gente. “È un segno visibile, anche concreto, del cambiamento del nostro ambiente di vita”, afferma la storica dell’Università di Basilea.

Gli argomenti (anche quelli evocati in vista del 14 giugno) sono rimasti simili nel corso dei decenni anche se in passato, quando la Svizzera aveva 6 milioni di abitanti, non si parlava molto della questione ambientale e della sostenibilità mentre “il mercato immobiliare, per esempio, è sempre stato un tema molto importante e anche un argomento molto efficace dei sostenitori”, rileva Noëmi Crain Merz. I sostenitori delle iniziative parlano di spazio insufficiente, limiti della crescita, criminalità e cambiamenti troppo rapidi. Gli oppositori rispondono con argomenti economici, sottolineando la necessità di lavoratori stranieri per il benessere del Paese.

A essere cambiato è invece il profilo degli elettori. Negli anni Settanta i lavoratori italiani rappresentavano una concorrenza per la classe operaia, che sosteneva le iniziative. Oggi in Svizzera arrivano soprattutto persone formate, percepite come concorrenti dalla classe media.

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