L’UDC non è stata credibile come mittente di un’iniziativa sulla sostenibilità mascherata da ecologia, scrive Stefan Bühler, redattore del gruppo CH Media al Palazzo federale, nel suo commento al voto di domenica che ha visto respinta l’iniziativa per la sostenibilità, volta a limitare a 10 milioni al massimo la popolazione elvetica.
“Come un macellaio che propaganda l’alimentazione vegana”, gli ha fatto eco Peter Blunschi di Watson, secondo il quale ai democentristi importava solo di liberarsi della libera circolazione delle persone e sono proprio gli UDC, fautori di basse imposte per favorire l’insediamento di aziende, ad alimentare in questo modo la crescita demografica. Anche Stefano Guerra su laRegione parla di “un mantello verde risultato scomodo”, vista l’identità del sarto.

Bocciata l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni"
Telegiornale 14.06.2026, 20:00
Tuttavia, un’esultanza eccessiva sarebbe fuori luogo e gli aspetti negativi legati all’immigrazione esistono: “Chi vuole garantire la via bilaterale deve ora fornire risposte ai problemi che preoccupano molte elettrici ed elettori”, ha scritto Bühler.
Sulla stessa linea si ritrovano diversi commenti al voto. “Ampie parti della nostra società ne hanno abbastanza”, giudica Raphaela Birrer, caporedattrice del “Tagesanzeiger”. Anche nel campo del “no”, a suo avviso, molti desidererebbero una minore crescita demografica. Tuttavia non sarebbero stati disposti a correre il rischio economico e di politica estera che un “sì” all’iniziativa dell’UDC avrebbe comportato, in particolare nei rapporti con l’UE.
“Le svizzere e gli svizzeri raramente tendono a decisioni di pancia alle urne”, ha analizzato Christina Neuhaus della Neue Zürcher Zeitung. “Il consenso relativamente alto mostra che le questioni sulla crescita demografica, lo spazio abitativo, le infrastrutture, il traffico e la migrazione continuano a far parte dei temi politici centrali della Svizzera”.
Sono questioni, come la spinta verso l’alto degli affitti, che ammette anche chi celebra “una bella vittoria”, come Le Temps. In Romandia, La Liberté afferma che “l’azione di sabotaggio è fallita”, la popolazione ha compreso i pericoli legati a un eventuale “sì” ma la proposta dell’UDC ha comunque messo il dito nella piaga dei problemi che preoccupano nella vita quotidiana.
Il “Blick”, infine, per bocca di Rolf Cavalli si concentra su un altro aspetto criticando i partiti. Sui grandi temi in Svizzera non succede più nulla, “non ci sono quasi più grandi riforme”. Dal punto di vista di Cavalli, i borghesi devono muoversi affinché determinati lavori oggi mal pagati tornino ad essere attrattivi per le svizzere e gli svizzeri. Al contrario, la sinistra deve fare concessioni nell’edilizia abitativa: “Se si è sempre a favore dei diritti di ricorso e dell’impedire”.
Per proseguire in questo discorso, “se la politica e il mondo economico non andranno oltre le soluzioni placebo proposte finora (...) la polemica si trascinerà e porterà acqua al mulino di chi si oppone alla via bilaterale”, confermata domenica alle urne per l’undicesima volta, come scrive Giovanni Galli sul Corriere del Ticino.
La libera circolazione era “il bersaglio grosso” dell’iniziativa, ma il fatto che abbia raccolto il 45% dei suffragi, ben oltre il bacino democentrista, dimostra che i problemi legati agli affitti, al sovraffollamento dei mezzi pubblici, al carico sulle infrastrutture e al consumo del territorio sono sentiti. Il “malessere della crescita”, per prendere in prestito in conclusione le parole de laRegione “richiede risposte incisive”.







