La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz non pesa solo sul prezzo della benzina. Le conseguenze si fanno sentire anche sul mercato dei fertilizzanti, proprio ora che in molti paesi inizia il periodo delle semine. Dal passaggio marittimo transita infatti quasi un terzo delle esportazioni mondiali.
Sentito da Luca Beti di SEIDISERA, Philipp Hauert, il direttore di un’azienda produttrice di fertilizzanti nel canton Berna, parla di una situazione preoccupante, ma non ancora grave come nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Molto dipenderà dalla durata del conflitto. “Spesso gli agricoltori acquistano il diesel in grandi quantità - afferma Hauert - e lo immagazzinano nelle cisterne delle loro aziende. Chi ha fatto scorta alcune settimane o mesi fa ha quindi ancora riserve per un certo periodo. Tuttavia, ci aspettiamo che i prezzi del carburante restino elevati anche nei prossimi mesi. Equesto finirà per colpire l’agricoltura nel suo insieme, in particolare a causa dell’aumento dei costi dell’energia e del diesel”.
Quanto siete preoccupati Se la guerra dovesse durare e lo stretto di Hormuz restasse chiuso per settimane o mesi?
“Siamo preoccupati perché i costi di produzione sono già molto elevati. Non siamo più tornati ai livelli precedenti al 2021. Restano circa il 14% sopra i livelli del dicembre 2020. Dall’estate scorsa avevamo visto un leggero calo, ma le notizie dell’ultima settimana, la guerra in Iran, le tensioni nel commercio internazionale e l’impennata del prezzo del petrolio, avranno certamente conseguenze sui costi di produzione. Oltre al diesel l’aumento riguarderà probabilmente anche altri prodotti: i mangimi, i fertilizzanti, i beni di consumo o i materiali da costruzione. Ci aspettiamo quindi nuovi aumenti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”.
Il settore agricolo è confrontato da mesi con una sovrapproduzione di latte e carne di maiale. E anche il settore vitivinicolo è in difficoltà...
“Il problema - conclude Hauert - è proprio questo. Alcuni mercati, come quello della carne di maiale, del latte e anche del vino, sono sotto pressione. Da un lato chiediamo ai partner del mercato di migliorare i prezzi pagati agli agricoltori, dall’altro il settore deve anche riuscire a ridurre la sovrapproduzione. È una situazione molto complessa. C’è poi un altro fattore che ci preoccupa: il rafforzamento del franco svizzero. Con una moneta forte diventa più conveniente importare prodotti dall’estero. Per questo rivolgiamo un appello alla grande distribuzione: continuare a puntare sui prodotti svizzeri e non favorire le importazioni solo perché permettono margini più elevati”.
Stretto di Hormuz, fertilizzanti a rischio
L’allarme di Philipp Hauert per l’agricoltura svizzera: “Siamo preoccupati perché i costi di produzione sono già molto elevati”

SDS 18.00 del 14.03.2026 Il servizio di Luca Beti
RSI Info 14.03.2026, 18:51
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