Il titolo di UBS è rimasto impassibile o quasi alla misura che il Consiglio federale intende applicare alle banche di rilevanza sistemica. Un segnale di una soluzione sostenibile, accettabile per la banca? La stessa UBS sembra rispondere di no. In una presa di posizione scritta, il colosso bancario svizzero è tornato a definire estrema la proposta, non allineata con gli standard internazionali e parla anche di affermazioni fuorvianti da parte del Governo. La banca dice di dover ancora analizzare nel dettaglio le implicazioni, ma già avanza calcoli un po’ diversi, costi più alti e una quota di capitale proprio più alta rispetto a quanto detto oggi dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter. La nuova regolamentazione, secondo le stime delle autorità, comporterebbe nel caso di UBS un rafforzamento pari a circa 20 miliardi di dollari.
Insomma UBS mantiene la pressione. Già negli scorsi mesi il CEO Sergio Ermotti e il presidente del CdA Colm Kelleher si erano schierati nettamente su questa questione. Sullo sfondo c’è sempre la minaccia, neanche troppo velata, di lasciare la Svizzera qualora le condizioni diventassero troppo penalizzanti.
Legge sulle banche, ma misure che toccano quasi solo UBS. Il fatto che siano risparmiati gli attori di medio-piccola dimensione è un aspetto positivo sottolineato dall’Associazione svizzera dei banchieri, ma poi l’aspetto centrale e negativo rimane la questione del capitale proprio per le filiali all’estero. Lo ha sottolineato ai microfoni della RSI lo stesso direttore di Swiss Banking, Roman Studer: “Se il parlamento non correggerà la proposta, per UBS sarebbe un grosso svantaggio concorrenziale rispetto alla concorrenza. Ma, visto il peso di UBS, si indebolirebbe tutta la piazza finanziaria svizzera”. E per Studer i costi supplementari a carico di UBS si faranno sentire sulla concessione di crediti e sul costo dei crediti in Svizzera.
Infine da segnalare le reazioni, stavolta positive, degli altri due protagonisti del salvataggio di tre anni fa di Credit Suisse (CS) da parte di UBS. La FINMA, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, ha ricordato come la mancata copertura totale delle partecipazioni all’estero è considerata da due decenni un rischio sul piano internazionale. E questa è una misura che anche secondo la Banca nazionale svizzera va a colmare una lacuna nella regolamentazione emersa con la crisi del CS. E non è finita, la BNS ha infatti ricordato che ora andranno elaborate anche nuove regole sulla liquidità.
Le reazioni dei partiti
La decisione odierna del Consiglio federale non ha mancato di suscitare le reazioni dei partiti politici, con le abituali spaccature. Secondo il PS, la copertura del 100% è una cosa giusta, ma non sufficiente. I socialisti sostengono in effetti che rimanga intatto il rischio di concentrazione della nuova UBS. Simile il punto di vista dei Verdi, secondo i quali il Governo si è limitato al minimo necessario.
Diversa la posizione dei Verdi liberali. Il partito sostiene sì una maggiore regolamentazione per le grandi banche, ma è dell’avviso che la copertura integrale richiesta sia eccessiva. Per il PLR non ci devono essere salvataggi bancari a spese della popolazione. I rischi vanno quindi ridotti. Allo stesso tempo è però necessario avere una piazza finanziaria forte, che crei posti di lavoro. Servono quindi misure equilibrate che tengano conto delle varie esigenze.

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Notiziario 22.04.2026, 16:00
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