“A sbagliare in Ticino sono i datori di lavoro, i professionisti che continuano a andare a prendere personale che non sa il tedesco, che non sa il francese che sa forse un po’ di inglese e che per i piccoli lavoretti può andare bene, ma se si tratta di creare sviluppo e aziende più importanti, più efficienti, che fanno crescere il paese non servono. Questo è l’errore che sta facendo il Ticino. E lo stanno facendo i datori di lavoro… purtroppo”. Fulvio Pelli, nell’edizione di mercoledì mattina della trasmissione di Rete Uno Modem (riascoltabile cliccando qui a fianco) non ha usato giri di parole nell’indicare quelli che secondo lui sono i responsabili della particolare situazione che il 9 febbraio ha portato sette ticinesi su dieci ad approvare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa .
Un messaggio per Berna, uno per il Ticino
Durante il confronto in diretta con l’UDC Pierre Rusconi che ha ribadito di essere a favore dell’introduzione di salari minimi in talune categorie professionali per scoraggiare l’arrivo in Ticino di aziende che non portano valore aggiunto all’economia, l’ex presidente del PLR cantonale e nazionale, al suo penultimo giorno a Palazzo federale dopo vent’anni, ha lanciato due chiari messaggi misurando le sue parole.
Il primo all’indirizzo di Berna affinché al nord delle Alpi si prenda coscienza della particolare situazione in cui si trova il sud dove i frontalieri impiegati sono 60'000 complice anche la grave crisi della Lombardia dove (è dato odierno) la sola provincia di Varese ha più di 35'000 disoccupati . “Il Ticino ha problemi completamente diversi da quelli del resto della Svizzera - ha sottolinea Fulvio Pelli -. Nel resto della Svizzera c’è un’immigrazione di gente che viene, abita, sta qui e crea problemi di costi dell’abitazione, crea problemi di infrastruttura e crea problemi, forse, anche di integrazione. In Ticino il problema è un altro. C’è una crescita importante di frontalieri che vengono assunti anche in settori in cui non sono mai stati assunti frontalieri e che ricevono salari sempre più bassi. È un problema completamente diverso. In Svizzera è un problema di crescita. Noi, se andiamo avanti così, abbiamo un problema di decrescita”.
“Errore culturale”
Il secondo lo ha invece rivolto all’economia cantonticinese. “È il Ticino stesso che deve impostare le sue soluzioni per cercare di non diventare una periferia povera della Svizzera, ma di restare una periferia ricca. Io credo che bisogna riflettere: perché i datori di lavoro ticinesi continuano ad andare a cercare frontalieri e li sottopagano? L’errore del Ticino è culturale, secondo me. Ci sono datori di lavoro che pensano che pagando meno il proprio personale le loro aziende faranno progressi e questo è contrario a ogni dato storico” ha evidenziato Fulvio Pelli.
RED.MM/Diem
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La puntata odierna di Modem
RSI Info 05.03.2014, 15:04








