Ticino e Grigioni

Più Donne rilancia la sua battaglia: “Non basta parlare di parità”

La fondatrice del movimento Tamara Merlo rivendica liste femminili autonome, respinge le logiche di alleanza e denuncia una rappresentanza ancora insufficiente delle donne nelle istituzioni ticinesi

  • Un'ora fa
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"Aria di campagna" con Tamara Merlo

Il Quotidiano 12.06.2026, 19:00

Di: Quotidiano-Sharon Bernardi/sdr 

“Non ci riconosciamo in una politica fatta di soli uomini”. È da questa convinzione che Tamara Merlo, fondatrice del movimento Più Donne, continua a rivendicare la necessità di una maggiore presenza femminile nelle istituzioni ticinesi. Ospite del Quotidiano, Merlo ha rilanciato i temi che nel 2019 avevano portato alla nascita della lista composta da sole candidature femminili.

Alla domanda se Più Donne significhi femminismo, Merlo ha risposto senza esitazioni: “Dovremmo essere tutti quanti femministi, perché essere femministi vuol dire volere la parità tra i generi, pari diritti e pari opportunità”. Per la deputata, il femminismo non è quindi una bandiera ideologica, ma il rifiuto dell’idea che un sesso debba godere di maggiori diritti rispetto all’altro. Il movimento correrà da solo anche alle prossime elezioni cantonali. Una scelta che, secondo la fondatrice, non va letta come una semplice ricerca di visibilità elettorale. “Cerchiamo visibilità per i nostri temi, perché della parità non si parla abbastanza”. La legge sulla parità esiste ormai da trent’anni, ha ricordato, ma i risultati restano lontani dagli obiettivi.

Più Donne non si riconosce nella logica dei piccoli partiti chiamati ad allearsi per pesare di più in Parlamento. Ragionare solo in termini di seggi e poltrone, spiega nell’intervista, significa perdere di vista il punto centrale, cioè portare più donne nelle liste e nella politica. L’obiettivo dichiarato è presentare candidature femminili sia per il Gran Consiglio sia per il Consiglio di Stato, possibilmente con liste complete. Ha poi respinto anche l’idea che il risultato elettorale del movimento, fermo attorno all’1,9% nel 2019 e nel 2023, rappresenti un fallimento. “L’obiettivo è avere più donne che si occupano di politica”, ha spiegato. E questo, secondo lei, non deve passare soltanto da Più Donne: anche i partiti maggiori dovrebbero assumersi la responsabilità di aumentare la rappresentanza femminile. In questo senso ha citato il Centro, che in Gran Consiglio conta solo quattro deputate, definendo la situazione “scandalosa”.

Sul piano politico, Più Donne rifiuta l’etichetta di movimento di sinistra, pur riconoscendo che sui temi della parità la sensibilità è spesso maggiore in quell’area. “Non votiamo necessariamente a sinistra o a destra”, ha spiegato Merlo, ricordando anche la scelta simbolica di sedere al centro dell’aula parlamentare. Quanto a un’alleanza con PS, MPS e Verdi, la fondatrice del movimento ha ribadito che la priorità resta costruire liste femminili autonome. Nel confronto è stato dato spazio anche alla disparità salariale. Commentando i dati aggiornati, che indicano una differenza di 451 franchi mensili a sfavore delle donne e di 511 franchi nel settore pubblico, Merlo ha ricordato che non si tratta di cifre astratte ma sono soldi che mancano “ogni mese, ogni anno, per tutta la carriera”. Una distanza che, ha aggiunto, tende ad aumentare con l’età e con l’avanzamento professionale.

Come coordinatrice dell’intergruppo parlamentare sulla parità, ha difeso l’utilità di questo spazio di lavoro non ritenendolo uno specchietto per le allodole, ma un luogo in cui sensibilizzare deputate e deputati e costruire sostegno attorno agli atti parlamentari legati alla parità. Perché, ha concluso, il nodo resta sempre lo stesso: mettere davvero la parità tra le priorità della politica.

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