Al momento dei fatti il 18enne non era completamente capace d’intendere e volere. È questa la conclusione a cui giunge la perizia psichiatrica condotta sul giovane che, agli inizi di gennaio, cercò di uccidere un 72enne di Biasca. Il rapporto, allestito su mandato della procura dalla dottoressa Fazia Bernasconi, ha ravvisato una serie di turbe psichiche.
Problemi che, in gradi diversi, avrebbero scemato la responsabilità del ragazzo durante l’aggressione, avvenuta – ha accertato l’inchiesta – sull’arco di due momenti distinti: il primo nella giornata di sabato 5; il secondo nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Il 18enne avrebbe picchiato e strangolato la vittima, con cui intratteneva rapporti di natura sessuale. I contorni della vicenda sono però ancora lungi dall’essere chiariti. Impresa non facile, anche perché l’anziano è sempre ricoverato in ospedale e non può essere interrogato.
Tentato omicidio intenzionale, lesioni gravi, lesioni semplici ed esposizione a pericolo della vita altrui sono le accuse principali a carico del giovane. Reati a cui si aggiungono, per aver chiuso il 72enne nella sua camera, quelli di rapimento e sequestro di persona. L’aggressore, difeso dall’avvocato Fulvio Pezzati, è tuttora in carcere. Le indagini sono coordinate dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli.
Francesco Lepori
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