“La votazione ci lascia amareggiati, la sconfitta la incassiamo, siamo abituati a farlo. Quello che rassicura è che nelle discussioni prima della votazione tutte le parti hanno riconosciuto che c’è un problema di dumping, che c’è un problema di salari in Ticino e bisogna affrontarlo”: Giulia Petralli del sindacato VPOD, che sosteneva la proposta del Movimento per il socialismo bocciata domenica dal 56,17% dei votanti ticinesi, reagisce così al risultato uscito dalle urne.
E ora? “Aspettiamo soluzioni dalla parte di destra del Parlamento, da quella imprenditoriale. Nel frattempo resta un’altra importante iniziativa, quella del salario minimo, un aiuto ulteriore ai bassi redditi del Ticino”.
Soddisfazione invece per Cristina Maderni, “per un risultato che conferma quello su un’iniziativa simile 10 anni fa, quando era stato approvato il controprogetto che ha portato ai controlli molto efficaci di oggi”. La vicepresidente della Camera di commercio riconosce che “in Ticino ci sono alcune problematiche. Per quanto riguarda il livello salariale è in discussione un controprogetto all’aumento del salario minimo proposto dal PS, che sta raccogliendo un’adesione importante”. “Un primo passo concreto”, secondo Maderni, che tiene conto “anche della salvaguardia dell’economia”.
Il dibattito sulle buste paga nel Cantone, quindi, è tutt’altro che chiuso.




