Un pestaggio che accende i riflettori su una realtà che gli operatori denunciano da anni. SEIDISERA ha approfondito la notizia dei quattro arresti per la brutale aggressione di giovedì sera al parco Ciani a Lugano. Tutto è cominciato come una lite tra tossicodipendenti, di quelle che è abituato a vedere chi frequenta il parco, in particolare la zona del “boschetto” dove d’estate ci sono tante attività per adulti e bambini. Sul retro, a ridosso di viale Cattaneo, c’è infatti la zona dove sosta chi consuma sostanze.
Ieri sera la rissa si è trasformata in un’aggressione. Quattro persone che prendevano a pugni e calci una persona a terra, al corpo, al volto e alla testa. Una scena che è stata filmata e pubblicata sui social. La polizia e l’ambulanza sono state avvertite da chi era lì, ma nessuno è intervenuto di persona perché il livello di violenza era altissimo. Da notare che si tratta del secondo episodio grave in una settimana.
La vittima, come confermato oggi dalla polizia, è un 32enne kosovaro domiciliato nel Luganese che ha riportato diverse fratture al volto. Quattro persone sono state arrestate, tutte cittadini stranieri fra i 33 e i 46 anni. Uno è domiciliato nel Mendrisiotto, gli altri tre sono senza fissa dimora.
La sicurezza degli operatori sociali
Informazioni che, in qualche modo, confermano quanto dice da tempo il vicedirettore di Ingrado, Marcello Cartolano. La scena della droga al Ciani è cambiata, perché sono cambiate le sostanze che circolano: la cocaina sotto forma di crack, ma anche altre sostanze da taglio sono stimolanti. “Sono persone molto più reattive e imprevedibili”, afferma Cartolano. “La sostanza porta a questa aggressività e a questi momenti che riducono di molto anche la finestra relazionale nella quale poter entrare in contatto per cercare di sostenere, capire, stemperare le situazioni”. Anche i frequentatori del “boschetto” sono cambiati: “Ci sono molti volti nuovi, ci sono persone pericolose, anche aggressive, che transitano con interessi altri e che diventa difficile intercettare. Soprattutto non hanno nessun interesse ad entrare in contatto con un approccio che è quello della riduzione del danno tipico dei nostri operatori di prossimità”, sottolinea il vicedirettore della fondazione che è punto di riferimento cantonale per aiuto, cura e consulenza alle persone con dipendenze.
La situazione è talmente seria che anche gli operatori hanno dovuto riorganizzarsi, come conferma Cartolano: “Abbiamo fatto un passo di lato, nel senso che abbiamo dovuto prendere anche delle misure per mettere in sicurezza il nostro personale. Non è possibile per noi avere una permanenza stabile prolungata durante la giornata, proprio perché durante il giorno le dinamiche sono in continua evoluzione, in cambiamento. Quindi i nostri operatori si muovono per un monitoraggio a piedi. Non possiamo più fermarci stabilmente a lungo termine”.
Una locale per il consumo a Lugano? La Città guarda a Coira e San Gallo
Una situazione quella del parco Ciani, ora degenerata, ma che Ingrado denuncia da anni. Altrove in Svizzera, ad esempio a Coira, si sono adottate misure, risultate efficaci. Parliamo dei locali controllati per il consumo e gli alloggi d’urgenza per chi ha problemi di dipendenza.
A Lugano si è parlato molto negli ultimi anni, ma si è fatto poco. Il video dell’aggressione di ieri, però, lo ha visto anche la responsabile del Dicastero Sicurezza della Città, Karin Valenzano Rossi, che alla RSI ha detto di essere molto preoccupata. “Non vorrei aspettare il morto. Vorrei poter dare una risposta a chi, tra i nostri cittadini, ha una necessità. E, invece, poter gestire in modo più corretto l’aspetto dell’ordine pubblico nei confronti di chi approfitta di queste persone e viene qui per delinquere”.
Il Municipio di Lugano desidera approfondire l’esperienza d’oltralpe con i locali per il consumo. “Vogliamo incontrare i responsabili di Coira e di San Gallo per capire come qualcosa del genere possa essere implementato a Lugano. Evidentemente ha dei costi. Però è vero che ci sono delle priorità sociali che non possiamo ignorare”.
Per contenere e prevenire un’escalation occorreranno investimenti. Ancora Valenzano Rossi: “Situazioni del genere hanno dei costi e poi hanno un corollario di disagio, anche riguardo all’alloggio e ad altri temi, che poi ricadono comunque sulla collettività, sia sul Cantone che sulla Città. Va fatta la somma di tutte le spese collaterali. Poi, forse, si scoprirà che è un risparmio e non un costo”. L’obiettivo della capodicastero è di recuperare il ritardo e portare un progetto strutturato in Municipio.








