Saranno 1'500 i chirurghi, provenienti da tutta la Svizzera, che si riuniranno a Lugano dal 1° al 3 giugno per il 103.esimo Congresso della Società svizzera di Chirurgia. Uno dei temi al centro dei lavori riguarda i (concreti) rischi dell’iper-specializzazione.
Il problema preoccupa tutte le realtà, anche quelle di piccola o media entità, com'è il caso del Ticino. Gli sviluppi tecnologici, d'altronde, stanno relegando il ruolo del chirurgo a una figura di puro carattere tecnico. E' una tendenza che porta i giovani all'orientarsi maggiormente all'aspetto "meccanico" dell'attività in sala operatoria, dimenticando così l'importanza del rapporto con il paziente.
"L'eccesso di specializzazione", ha spiegato Raffaele Rosso, primario di chirurgia all'Ospedale Regionale di Lugano e presidente della Società svizzera di Chirurgia ai microfoni della RSI (ascolta l'audio in fondo al testo), si rischia di ridurre il nostro lavoro a un semplice gesto". Pensando invece che nella sua professione si deve incidere l'addome o il torace, deve restare assolutamente integra "la funzione del medico che ha a cuore tutta la persona".
CSI/DD
Dal Quotidiano:
CSI 18.00 del 30.05.2016 - Il servizio di Darco Degrussa
RSI Info 30.05.2016, 19:39
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