Rimane il dubbio su dove siano finiti 1'500 proiettili dell’esercito spariti dal bunker sotto il Centro scolastico di Riazzino. La giustizia militare – come ha confermato ai microfoni della RSI il portavoce Mario Camelin – dopo mesi di indagini, ha deciso di non dar seguito all'inchiesta sulle munizioni sparite perché non è riuscita a spiegare dove siano finite.
Le ricerche erano partite, lo scorso ottobre, dalla segnalazione di alcuni militi della Scuola sanitaria 42, che da poche settimane erano di stanza nella struttura. La polizia militare aveva dato seguito a numerose perquisizioni: agli stessi soldati, nei loro bagagli, nei mezzi dell’esercito e all’interno del centro della protezione civile.
Inoltre, le verifiche che gli inquirenti hanno fatto nella contabilità non hanno portato ad alcun risultato certo. Pertanto, la giustizia militare ha ritenuto valida l'ipotesi che ci sia stato un errore di conteggio, ma, senza alcuna prova certa, ha portato alla richiesta di archiviazione, accettata anche dal Colonnello di stato maggiore Daniel Meyerhofer, responsabile della scuola sanitaria 42.
CSI/FrCa/AnP
"Munizioni militari non vendibili sul mercato civile"
"Se si volesse ipotizzare una vendita sul mercato nero, 1'500 munizioni non rappresenterebbero comunque un grosso quantitativo. Pur non sapendo dove siano andati a finire questi colpi, non posso immaginare che ci sia dietro chissà quale organizzazione criminale". È quanto ha dichiarato Alberto Broggini, armaiolo e responsabile del negozio specializzato Casarmi.
CSI 18.00 del 25.07.19 - L'intervista a Alberto Broggini
RSI Info 25.07.2019, 20:04
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Munizioni, giallo senza risposte
Il Quotidiano 25.07.2019, 21:30


