Ristoratori felici come a Pasqua, nel vero senso della parola. In questa domenica soleggiata trovare un tavolo libero nei ristoranti della Svizzera italiana è tutt’altro che semplice, nonostante gli inevitabili rincari. Per il settore è un avvio incoraggiante della bella stagione.
Mentre fuori il clima invita a passeggiare, dentro le cucine del cantone si lavora a pieno ritmo per accogliere i clienti pasquali. Negli anni, però, l’offerta si è adattata ai nuovi gusti. Come spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI il presidente di GastroTicino Massimo Suter: la richiesta di menu fissi da più portate è diminuita in modo marcato e i clienti preferiscono soluzioni più leggere e flessibili. Per questo molti esercenti hanno scelto di puntare sui piatti singoli, evitando preparazioni abbondanti che rischierebbero di restare invendute.
Con l’avvicinarsi del pranzo, il lungolago si riempie di visitatori arrivati a piedi, in auto o in battello. C’è chi cerca sapori tipici, come la polenta, e chi invece orienta la propria scelta verso proposte vegetariane o vegane: un segnale ulteriore di una clientela sempre più diversa.
Secondo Suter, anche il settore alberghiero sta dando una spinta importante: le strutture registrano tassi di occupazione tra il 90% e il 95% e questo flusso turistico si riflette direttamente sulla ristorazione. Il risultato, osserva, è un clima di grande soddisfazione per questi giorni di festa. Resta però l’ombra dei costi. I rincari delle materie prime finiscono inevitabilmente anche nei prezzi al cliente. Suter ricorda che i ristoranti sono attività economiche che devono produrre utile e che il periodo pasquale rappresenta tradizionalmente il lancio della stagione. Gli esercenti, aggiunge, si sono preparati facendo i conti necessari per affrontare mesi che si annunciano positivi, pur con il peso costante dell’aumento delle spese. La Pasqua, insomma, è un buon punto di partenza. La vera prova sarà ora mantenere qualità e attrattiva per l’intera stagione.





