"Intendo scrivere ai granconsiglieri, indicando la possibilità di rivotare sull'iniziativa" che avevano respinto nel 2019. Se il Parlamento approvasse "non l'iniziativa ma il controprogetto che era stato presentato da alcuni deputati, noi ritireremmo il nostro testo perché il controprogetto ci soddisfaceva. Non ci sarebbe una seconda votazione e una seconda spesa inutile": Giorgio Ghiringhelli suggerisce di uscire così dall'impasse causato dalla sentenza del Tribunale federale, che accogliendo il suo ricorso ha sancito l'annullamento del voto del febbraio 2020 sull'iniziativa relativa alla legittima difesa.
Nell'opuscolo che accompagnava il materiale di voto, ha sancito Mon Repos, il Governo ticinese aveva fornito un'informazione "non oggettiva e in parte fuorviante", che potrebbe aver condizionato il risultato del voto, visto che i "no" prevalsero per sole 426 schede.
La proposta di Ghiringhelli non piace a Giorgio Galusero, che era relatore di maggioranza. "Non posso accettare e non vedo come il Gran Consiglio potrebbe tornare su una sua decisione", afferma. Roberta Soldati, che aveva invece sottoscritto rapporto di minoranza e relativo controprogetto, è più possibilista ma evidenzia il nodo giuridico: "Bisogna analizzare bene se è una cosa fattibile", dice. Il voto in aula rimane infatti valido e il Tribunale federale scrive infatti chiaramente che il Consiglio di Stato deve organizzare una nuova votazione. I servizi del Parlamento confermano le perplessità, ma se sollecitati approfondiranno la questione.

Legittima difesa, tutto da rifare
Il Quotidiano 29.04.2021, 21:00






