Nuovi agenti patogeni, resistenze ai farmaci, rischi di epidemie veicolate dalla crescente mobilità. È la realtà che ha indotto le Camere federali, lo scorso anno, ad approvare la nuova legge sulla lotta contro le malattie trasmissibili agli esseri umani.
La normativa sostituisce quella risalente al 1970 e si prefigge una migliore protezione della popolazione, di fronte alla minaccia di epidemie. Il testo, in particolare, prevede una precisata ripartizione delle competenze fra Confederazione e cantoni, l'obbligo per le autorità di intraprendere programmi di tutela della salute pubblica, condizioni più rigorose per le vaccinazioni obbligatorie e i presupposti affinchè i bambini e i giovani siano informati sulle minacce rappresentate da malattie infettive e sessualmente trasmissibili, come l'AIDS.
Le ragioni dei contrari
L'impianto complessivo della legge è preso di mira da alcuni comitati referendari, che denunciano la possibilità di vaccinazioni coatte e una sottrazione di competenze ai cantoni. Sempre secondo i contrari, l'informazione ai giovani prevista dalla legge si tradurrebbe in un'educazione sessuale impartita nelle scuole. Ciò violerebbe sia il diritto dei genitori all'educazione dei loro figli, sia le prerogative dei cantoni in materia di istruzione scolastica.
Le ragioni dei favorevoli
I sostenitori del testo ritengono invece che il medesimo consenta alla Confederazione e ai cantoni di affrontare meglio, all'occorrenza, le emergenze sanitarie. Con l'entrata in vigore della legge, nessuno - secondo il Consiglio federale - potrà comunque essere vaccinato contro la sua volontà. Quanto all'informazione nei confronti dei giovani e dei bambini, il Governo sostiene che la definizione dei programmi scolastici rimane sempre di competenza dei cantoni
Red.MM/ARi
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L'approfondimento di Emanuela Burgazzoli
RSI Info 12.09.2013, 14:15
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