Il viaggio dall’Africa all’Europa, il foyer della Croce Rossa di Paradiso e poi una casa. Per ora il percorso di Adem è unico. Come tanti è partito dall’Etiopia, ha fatto tappa in Libia ed è arrivato nella Svizzera italiana. Ma in Ticino non ci sono altri migranti minorenni non accompagnati che abitano in una famiglia. La sua è quella di Simona Spinedi Schöpf che lo ha accolto nella sua abitazione del Luganese un anno fa. Quando le si chiede di parlare della sua esperienza di mamma affidataria chiama il ragazzo Adem. Non è il suo vero nome, ma uno schermo che gli garantisce un po’ di tranquillità, lontano da sguardi troppo curiosi di cui non ha bisogno, dopo un’infanzia tribolata. Oggi ha 16 anni e tanti sogni da coltivare.
La psicoterapeuta, che ci accoglie nel suo studio di Breganzona, rifarebbe subito tutta l’esperienza. "La consiglio a tutti. È importante per ognuno di noi", testimonia alla RSI. In particolare, spiega, per i suoi due figli, di 12 e 14 anni, perché "aprono gli occhi su una realtà che prima, malgrado l’attualità, non conoscevano bene e perché è un’esperienza che molto probabilmente avrà un’influenza anche nelle loro scelte future". Tutto ciò grazie ad un ragazzo diventato membro della famiglia un anno fa. "Non posso che essergli grata, ha permesso tutto ciò", afferma convinta.

Adem frequenta le scuole medie con ottimo profitto
Il cantone però - lo ha dichiarato più volte – all’affidamento in una famiglia, privilegia il collocamento in foyer anche perché – sostengono le autorità - i ragazzi fortemente traumatizzati possono condividere la loro esperienza con chi ha un vissuto simile. Simona Spinedi Schöpf non nasconde che ci possano essere delle difficoltà nell’accogliere un giovane migrante non accompagnato in casa, ma secondo la sua esperienza "nella maggior parte dei casi vivere in una famiglia che li accoglie come fossero i loro figli è sicuramente un vantaggio". Tant’è che Adem, grazie al sostegno della famiglia, ha finito lo scorso anno scolastico con ottimi risultati.
A chi desiderasse provare quest’esperienza consiglia "di non lasciarsi scoraggiare dalle prime difficoltà, che saranno soprattutto burocratiche, perché si viene ampiamente ripagati".




