Bavaglio all'odio o alla libertà?

Votazioni federali del 9 febbraio: posizioni pro e contro l'estensione della norma antirazzismo all'orientamento sessuale

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Un nuovo mezzo per combattere la violenza verbale o censura? Il 9 febbraio prossimo saremo chiamati a votare sull'estensione della norma penale antirazzismo. Entrata in vigore il 1° gennaio 1995 e accolta in votazione il 25 settembre 1994, essa protegge dalla discriminazione e dall’incitamento all’odio a causa della razza, dell’etnia o della religione. Nel dicembre 2018 le Camere federali hanno approvato un’iniziativa affinché anche le pubbliche affermazioni contro l’orientamento sessuale rientrino nel novero dei comportamenti perseguibili. A lanciare il referendum sono stati l’Unione democratica federale (partito cristiano ultraconservatore) e i giovani UDC.

Divieto della discriminazione basata sull'orientamento sessuale: il video esplicativo di EasyVote

 

Ma perché si è voluto estendere la norma antirazzismo? “Perché oggi è sì punibile chi oltraggia pubblicamente qualcun altro, ma non si può far niente se l’obiettivo è un gruppo di persone”, spiega Karin Keller-Sutter. Questo passo, aggiunge la consigliera federale, è particolarmente importante in questo periodo storico, nel quale i social media permettono di divulgare in brevissimo tempo qualsiasi commento che incita all’odio.

 

Ma non si promuove certo così la pace sociale perché si darebbe a certe lobbies la facoltà di far partire procedimenti penali infondati, in un momento storico dove l’accettazione delle differenze non è mai stata così ampia”, replica il consigliere nazionale UDC Yves Nidegger. Il timore, fra l’altro, è che non si possano nemmeno più esprimere pareri personali negativi riguardanti l’omosessualità.

 

Di sicuro, in caso di accettazione popolare, ci sarà una giurisprudenza da sviluppare, così come è stato il caso per le affermazioni riguardanti la razza, l’etnia o la religione. Circa 900 i dossier aperti in questi ultimi 25 anni (due terzi dei quali sfociati in una condanna, secondo la Commissione federale contro il razzismo) in un percorso rivelatosi a tratti tortuoso. In alcuni casi, come la negazione del genocidio armeno da parte di esponenti della comunità turca in Svizzera, la Corte europea dei diritti umani ha per esempio ravvisato una violazione della libertà d’espressione da parte del nostro Paese.

Tra gli omosessuali, c'è chi dice no

La comunità LGBT, va da sé, ha accolto con grande soddisfazione la decisione delle Camere federali di estendere la norma antirazzismo. Eppure, al suo interno, c’è anche chi si dice contrario. Michael Frauchiger, omosessuale ed esponente UDC, afferma: “Non voglio che la nostra comunità venga considerata una minoranza debole, qualcosa che necessita di un diritto di tutela speciale. Voglio solo la normalità che mi spetta”.

 

Non si tratta di introdurre un trattamento speciale ma di garantire a tutti uno dei doveri basilari dello stato: la protezione dei suoi cittadini -replica Salome Zimmermann, avvocata e co-presidente dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche-. E la nostra comunità ne ha bisogno, perché le aggressioni sono molte”. Gli omosessuali che voteranno no all’estensione della norma? Una piccolissima minoranza, aggiunge.

 

Vere e proprie statistiche sugli attacchi (verbali e fisici) a gay, lesbiche, bi-, trans- e intersessuali non ci sono. In Parlamento a Berna sono pendenti alcuni interventi che chiedono di quantificare il fenomeno. Diversi avvocati che rappresentano la comunità LGBT in ogni caso affermano: aggressioni e denunce sono in aumento. Essendo la questione delicata e non essendoci ancora una giurisprudenza in materia, non c’è il rischio di sommergere i ministeri pubblici con incarti destinati a finire nel nulla? “Vedremo”, la risposta di chi sostiene l’estensione della norma antirazzismo. “Solo nel caso in cui l’incitamento all’odio o la discriminazione si saranno prodotti in pubblico si potrà procedere penalmente”, precisa l’Ufficio federale di giustizia.

Per Camere federali e Governo, indipendentemente da ciò, non c’è solo una lacuna da colmare ma è anche fondamentale lanciare un nuovo segnale. Contro l’odio e la discriminazione.

Gian Paolo Driussi

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