Campione d'Italia nel limbo

Il Casinò fallito, i dipendenti per strada, l'enclave commissariata. Viaggio nel cuore di una comunità che vive sospesa e teme un futuro da ghost town

"Questo ormai è un paese fantasma". Lo smarrimento di una comunità emerge dalle parole di Renato Cibelli, croupier del casinò di Campione d'Italia, uno dei 487 dipendenti senza paga da luglio, da quando la casa da gioco è fallita, vittima dell'ultima delle tante crisi cicliche che hanno finito per trascinare nel baratro la Casinò di Campione SPA.

Nervi tesi a Campione

Nervi tesi a Campione

Il Quotidiano di venerdì 05.10.2018

 

Oggi i campionesi accampati sotto le tende del presidio permanente indicano alle telecamere della RSI i cartelli vendesi/affittasi appiccicati sulle saracinesche abbassate dei negozi chiusi o sulle porte degli edifici; mostrano insegne di bar e ristoranti pronti a gettare la spugna di fronte all'emorragia di presenze e allo spopolamento. Gli addetti ai lavori parlano di un calo del 20% del valore degli immobili. I dati del Municipio confermano un aumento del 25% dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE): a fine 2017 i campionesi residenti nell'enclave erano 1'971, quelli trasferitisi in Ticino ben 1’800.

Il paese ormai vive nel limbo dell'attesa, nella speranza che la casa da gioco possa riaprire, magari con l'intervento delle autorità centrali italiane, spiega Alessandra Bernasconi, direttrice marketing della Casa da gioco. I campionesi del presidio non hanno un piano B: difficile riciclarsi in altre case da gioco nelle vicinanze o trovare un impiego diverso, soprattutto per chi ha lavorato ai tavoli verdi per 20/30 anni e ha superato la mezz'età.

I numeri parlano anche di 86 impiegati del Comune in esubero (su 103), senza mensilità da febbraio. Sì, perchè la casa da gioco e Campione (rispettivamente primo e secondo datore di lavoro per importanza dell'enclave) sono legati indissolubilmente da oltre 80 anni. Proprio nei proventi del casinò il Comune trovava le risorse per garantire i servizi ai cittadini. La prosperità è andata scemando negli ultimi 15 anni, fino al fallimento del Casinò, con debiti per 106 milioni di franchi (dato 2017).

Il Municipio, rimasto socio unico della casa da gioco, a sua volta, ha accumulato debiti per circa 30 milioni di franchi (dato 2017), tra l'altro, anche nei confronti del Cantone (per circa 900`000 franchi, al 31 agosto 2018) e verso la città di Lugano (1,9 milioni di franchi). Per mancanza di fondi è stata chiusa la scuola materna.

"Per l'enclave ormai servirebbe un piano Marshall", butta lì, sconsolato, Bernard Fournier. Allo stesso tempo lo chef di "Da Candida", una stella Michelin, invita le autorità a ripensare il sistema Campione. "A cosa serve un Casinò così grande? Meglio pensare a come riutilizzare parte degli spazi, cercando capitali privati". Un'ipotesi irrealistica? Non secondo Giorgio Giussani, dell'agenzia immobiliare GSI, che dice di avere già due gruppi di investitori pronti a scendere in campo.

Intanto il 25 settembre è stata aperta ufficialmente la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 482 dipendenti. Bisogna fare in fretta, altrimenti il limbo rischia di diventare un inferno.

Massimiliano Angeli

 

LA SCHEDA: UNA CRISI CHE PARTE DA LONTANO

I motivi della crisi del casinò di Campione? Gli ormai ex amministratori l'hanno spiegata, tra l'altro, puntando il dito contro la concorrenza, il gioco online, il cambio sfavorevole (gli incassi sono in euro, le spese in franchi), il numero eccessivo dei dipendenti e il costo del lavoro (ai tempi d'oro un croupier poteva arrivare, mance comprese, a 10'000 franchi mensili).

I sindacati respingono le accuse. Affermano che i lavoratori sono stati chiamati, da tempo, a misure di solidarietà, con stipendi di  4/5'000 franchi. A loro volta puntano il dito contro politiche poco lungimiranti che, tra l'altro, nel 2007, hanno portato all'apertura dell'attuale casinò progettato dall'architetto Mario Botta, una struttura sovradimensionata. Quest'ultima ha contribuito, con l'impennata dei costi, a trasformare quella che era una miniera d'oro in un buco nero.

A completare il quadro, negli ultimi anni, non sono mancati gli interventi della magistratura, con tanto di indagini ed arresti, tra l'altro, per riciclaggio di denaro del traffico di droga, corruzione, peculato, bancarotta. L'ultimo blitz della guardia di finanza è dell'11 settembre 2018: i militari hanno acquisito i bilanci comunali dal 2013 a oggi, per capire come sia stato possibile approvare i conti nonostante il continuo calo degli introiti provenienti dal Casinò (di cui il Comune è unico azionista) e verificare il ricorso alle anticipazioni di tesoreria, ammesse solo in casi di emergenza.

M. ANG.

 

 
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