Convivere con il virus Zika

Rio de Janeiro conta sull'inverno per resistere all'offensiva della zanzara - Verso le Olimpiadi (4)

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Emergenza Zika rientrata in Brasile ? Non proprio, anche se, per le autorità locali, durante le Olimpiadi di Rio de Janeiro non dovrebbero esserci particolari problemi a causa delle temperature più rigide, tipiche dei mesi invernali. Non c’è molta letteratura riguardante il virus Zika e allora si ricorre alle statistiche della dengue, malattia provocata anch’essa dal temibile insetto Aedes Aegipty, una zanzara che suole avere un boom di infettati fra gennaio e febbraio, i mesi più caldi dell’anno, per poi calare vistosamente a luglio e agosto, quando le temperature, perlomeno nella regione centrale del paese, scendono.

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) è del medesimo avviso. Secondo l'OMS non esiste infatti un pericolo di contagio globale legato all’appuntamento olimpico. “Il Brasile è un paese dalle dimensioni continentali – spiega la medica infettologa carioca Tania Vergara –. Non è un caso che lo Zika abbia avuto un boom di casi nel Nordest, fra Recife e Fortaleza, dove le temperature sono elevate tutto l’anno”. Un nutrito gruppo di ricercatori americani così come alcuni atleti hanno chiesto di rimandare le Olimpiadi e le Paraolimpiadi. Per chi vive a Rio, oggi, la preoccupazione è dovuta alla scarsa informazione. Pochi sanno che la stessa zanzara può provocare tre malattie - dengue, zica e chicungunya - e che la frontiera fra la tre è labile, visto che negli ospedali la diagnosi è fatta quasi sempre clinicamente sentendo i sintomi del paziente, ma senza esami specifici.

Ne sa qualcosa la regista Cristina Layzana Tigre. Originaria di Porto Alegre, si è trasferita recentemente con i figli a Rio ed ha avuto per due settimane febbre alta, nausea, stanchezza. “All’inizio mi hanno detto che era Zika, poi dengue, poi chicungunya. Ho dovuto fare un esame del sangue per sincerarmi di essere guarita. I medici non hanno gli strumenti per determinare con precisione di che cosa si tratti e manca una vera e propria prevenzione, già che la città ha un sistema cloacale e di raccolta di rifiuti molto arretrato”. Nel dubbio, Tania Vergara propende per diagnosticare la dengue, fra le tre malattie quella più pericolosa che può portare anche a una crisi emorragica.

“Il virus Zika è particolarmente grave per le donne incinta, per il pericolo di neonati con microcefalia, ma per il resto della popolazione le complicazioni si riducono a una decina di giorni di disagio e stanchezza. La difficoltà della diagnosi sta comunque nel fatto che in più della metà dei casi è asintomatica, molti ce l’hanno avuta senza rendersene conto”. In ogni caso, ricordano gli esperti, è bene non abbassare la guardia e fare sempre attenzione ai possibili luoghi di proliferazione degli insetti, come bacini d’acqua piovana, rifiuti lasciati per strada, sporcizia accumulata.

Emiliano Guanella

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