Covid-19, le librerie e la "fase 2"

Il momento è difficile, ma c'è chi ha messo a punto strategie di resistenza. Sono non solo i librai, ma anche i lettori e gli editori

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La "fase 2" delle librerie italiane non è la stessa da città a città anche se l’ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DpCm) ne consentiva la riapertura dal 14 aprile. Lombardia, Piemonte e Campania hanno subito reiterato il lockdown per i libri così anche Sardegna e Lazio e alcune zone dell'Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento. Altrove stanno riaprendo con timidezza punti di riferimento per le comunità accademiche -come la storica libreria Toletta di Venezia - o di quartiere - come L’Amico ritrovato nei carruggi di Genova -. Gli incassi in un mese sono crollati almeno del 75%, ma sono a rischio anche le reti di relazioni che sono possibili grazie a librerie, festival, fiere, presentazioni.

I libri sono un bene primario, ma anche alcuni addetti ai lavori sono contrari a riaprire o scettici sulla fruibilità di una libreria come fosse una farmacia, senza girare tra banconi e scaffali. Nel 2020 saranno pubblicati 23.200 titoli in meno (49 milioni di copie, il 30% del totale). Due terzi delle aziende editoriali è in cassa integrazione, ma la filiera, già in crisi da anni, è composta da una miriade di figure precarie e invisibili. L’incerta fase 2 proseguirà grazie a strategie di resistenza che raccontiamo in questo servizio, iniziative come #LibriDaAsporto oppure #AdottaUnaLibreria, segni di mutualismo tra librai, editori e lettori.

Checchino Antonini - Massimo Lauria

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