Di cyberbullismo si muore

Intervista ai genitori di Céline Pfister, la tredicenne che si tolse la vita a causa di una sua foto intima resa pubblica - Dibattito a Modem, interventi a Uno Oggi e ancora una testimonianza ticinese alla Cronache (Rete 1) e al Quotidiano

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Céline Pfister si è impiccata in casa, a Spreitenbach, in un pomeriggio d’agosto del 2017. Aveva 13 anni e una sua foto osé, inviata al ragazzo che le piaceva, era stata pubblicata su Snapchat da un’amica del ragazzo. Alla vigilia del “Safer internet day” ripercorriamo la storia di Céline, con un’intervista esclusiva ai suoi genitori.

È il caso più grave di cyberbullismo avvenuto finora in Svizzera ed è tuttora attuale. Nadya e Candid Pfister sono infatti impegnati da tempo nella battaglia per arginare il fenomeno del cyberbullismo e nel 2020 hanno vinto il prestigioso “Prix Courage” della rivista svizzero tedesca Beobachter.  

Sono molte le domande della coppia che ancora restano aperte: com’è possibile che i cyberbulli siano stati condannati a 4 giorni di lavori d’ufficio? Com’è possibile che la cyberbulla abbia continuato indisturbata a minacciare e denigrare altri ragazzi sui social? Non si possono sospendere dai social media i cyberbulli esattamente come si toglie la patente ai pirati della strada? C’è impunità di fatto per il cyberbullismo?

modem - Edizione del 08.2.2021, Cyberbullismo
modem - Edizione del 08.2.2021, Cyberbullismo

Guarda il reportage completo in testa all'articolo.

Impunità nel cyberbullismo?

Durante il dibattito a modem, seguito al reportage sulla storia Céline, si è partiti da una semplice domanda: c’è impunità sul cyberbullismo? “No, io credo di no, credo non sia giusto affermare questo – ha spiegato il magistrato dei minorenni del Canton Ticino Reto Medici –. Bisogna tenere separato il diritto penale degli adulti da quello dei minori”

Per Medici infatti, se in entrambi i codici uno degli obbiettivi è quello di prevenire le recidive, nel diritto dei minori ci si concentra molto di più “sull’imputato, sulla sua persona e su cosa si bisogna fare per evitare che la persona sospettata del reato non lo ripeta e al contempo impari da quello che è successo.”

Nel caso di Spreitenbach, dice, in effetti qualcosa non è andato per il verso giusto, “soprattutto pensando ai tempi del procedimento che è durato quasi 3 anni, e chiaramente per gli adolescenti che commettono reato è un tempo troppo lungo”.

Pene più severe, come chiedono anche i genitori di Céline, non avrebbero secondo il magistrato nessun effetto deterrente negli adolescenti, in quanto “non c’è quasi mai una lunga premeditazione e passano all’atto senza pensarci su troppo. Con loro è meglio fare un lavoro preventivo, fargli capire che quello che è vietato nella vita reale lo è anche in quella virtuale, così come renderli attenti sulle ferite e le conseguenze che subiscono le vittime, qualsiasi sia il reato”.

“Si può riflettere su altri strumenti che potrebbero essere utili, ma non sono le pene di privazione della libertà che trattengono un adolescente da commettere un reato, e non sono io a dirlo ma lo dicono le scienze criminologiche che studiano queste cose”.  

Per Medici si può infine affermare che le pene dei minori sono efficaci, “perché l’80% dei giovani non commette recidive”.

CSI del 08..02.2021 - Il servizio di Dario Lanfranconi
CSI del 08..02.2021 - Il servizio di Dario Lanfranconi
 

L’informatica a supporto della giustizia, fino a che punto?

La similitudine, presa sempre dai genitori di Céline, è efficace: come si fa con i pirati della strada quando gli si toglie la patente, lo stesso lo si dovrebbe fare anche con i social network: non ti comporti bene, ti tolgo gli accessi per un periodo di tempo. Ma è davvero ipotizzabile tecnicamente una soluzione del genere? A rispondere è Angelo Consoli, esperto sicurezza informatica e professore alla SUPSI: “Entro certi limiti sì, in Austria ad esempio la legge impone alle piattaforme di rimuovere i contenuti segnalati come di cyberbullismo entro 24 ore, pena multe molto salate. Impedire a un ragazzo di accedere a piattaforme online, o bannare o bloccare l’account, si può fare, ma probabilmente questo non ferma completamente il bullo, perché se voglio far male a un’altra persona riesco comunque a farlo, tramite altri profili o altre soluzioni”.

Secondo Consoli un buon metodo potrebbe essere quello di intervenire  a monte sull’utilizzo del telefonino: “Oggi sappiamo infatti che il 90% del cyberbullismo, e comunque dell’accesso a internet dei giovani, avviene tramite cellulare. Si può dunque pensare, senza togliere il telefono che serve a comunicare con i propri cari, di togliere ogni accessibilità a internet dall’apparecchio. Oggi non è ancora fattibile, ma potrebbe venire sviluppato in futuro. Sarebbe un intervento da fare immediatamente dopo i fatti però, altrimenti perderebbe di efficacia.”

Un’altra possibile soluzione è intervenire prima, in senso preventivo, dotando le piattaforme online di algoritmi tali per cui se quello che si sta postando o scrivendo nei messaggi è riconducibile a contenuti di cyberbullismo questi vengono bloccati automaticamente. “Ma anche già solo chiedere a questi giovani ‘sei sicuro di voler postare questo’ potrebbe frenare parecchio la diffusione di questi contenuti, soprattutto nei giovani che spesso agiscono d’impulso.”

Approfondimento sul cyberbullismo

Approfondimento sul cyberbullismo

Il Quotidiano di lunedì 08.02.2021

La psichiatra: “Il cyberbullismo ha effetti più devastanti del bullismo classico”

Durante la trasmissione è intervenuta anche Maurizia Franscini, psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza attiva presso la clinica psichiatrica universitaria di Zurigo che, dopo essersi detta colpita dalla storia di Céline, “tanto da mamma quanto da psichiatra”, ha sottolineato gli effetti del cyberbullismo: “Rispetto al bullismo classico, ha delle conseguenze più devastanti perché l’effetto viene amplificato a dismisura e in pochissimo tempo, come nel caso di Céline dove nel giro di pochi secondi più di 500 persone avevano visto dei dettagli molto intimi di questa povera ragazza. Le vittime di cyberbullismo non hanno inoltre praticamente mai pausa, un messaggio può arrivare in qualsiasi momento del giorno e della notte, in vacanza, nel weekend, sono sempre sollecitate e sotto stress”.

In merito al suicidio giovanile Franscini ha invece spiegato che “pensieri suicidali e tentativi di suicidi sono effettivamente in crescita, e il nostro servizio di urgenze ha proprio dimostrato che negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento esponenziale di casi. Quello che rimane costante è invece il numero di suicidi effettivi, dove si parla di circa 15-18 casi all’anno nei minori di 15 anni, mentre tra i 15 e i 18 aumentano già a una trentina all’anno, e infine tra i 19 e i 25 anni raddoppiano nuovamente, con una media di 60 all’anno”.

Uno Oggi del 08.02.2021 - Ilaria Bonadies Montagna, vicepresidente Associazione TI rispetto
Uno Oggi del 08.02.2021 - Ilaria Bonadies Montagna, vicepresidente Associazione TI rispetto
Ilaria Bonadies Montagna, vicepresidente Associazione TI rispetto

“Il nostro Cantone purtroppo non è immune da questo fenomeno, alla nostra associazione nei soli due anni di attività finora svolti abbiamo ricevuto una ventina di segnalazioni. In prevalenza di stratta di ragazzi delle scuole medie e in tutti i casi sono stati i genitori a rivolgersi all’associazione. I casi più gravi sono certamente quelli dove c’è la presenza di un video e la sua diffusione, che crea un disagio notevole. Il cyberbullismo è una fattispecie complessa, sommersa  e subdola, è difficile individuarla.”

Ascolta l’intervento completo.

Uno Oggi del 08.02.2021 - Lara Zgraggen, pedagogista e responsabile del programma e-www@i dell’ASPI
Uno Oggi del 08.02.2021 - Lara Zgraggen, pedagogista e responsabile del programma e-www@i dell’ASPI
Lara Zgraggen,pedagogista e responsabile del programma  e-www@i dell’ASPI

“Il programma educativo è attivo dal 2009, inizialmente era indirizzato ai ragazzi della quarta media. Poi ci siamo resi conto che era importante fare prevenzione prima possibile e abbiamo abbassato il target iniziando già in quarta elementare. L’idea di chinarci sul tema del bullismo e del cyberbullismo è nata dal bisogno che abbiamo riscontrato sul campo, in classe, dove sia alle elementari che alle medie emergono tantissime situazioni di sofferenza, non per forza legate tutte al cyberbullismo, ma che comunque mettono in crisi il bambino o l’adolescente, confrontato con prese in giro, insulti…insomma cose che lo feriscono. Come ASPI ci siamo resi conto dell’importanza di fare prevenzione in questo ambito, dando gli strumenti ai ragazzi per gestire queste situazioni.”

Ascolta l’intervento completo.

Uno Oggi del 08.02.2021 - Marco Mombelli, capitano responsabile del Reparto giudiziario 2 della Polizia cantonale
Uno Oggi del 08.02.2021 - Marco Mombelli, capitano responsabile del Reparto giudiziario 2 della Polizia cantonale
Marco Mombelli, capitano responsabile del  Reparto giudiziario 2 della Polizia cantonale

“È difficile scattare una fotografia del fenomeno perché siamo consapevoli che solo una parte di queste situazioni giungono sui tavoli della poliizia, ancher perché per le vittime è sempre difficile farsi avanti. Diciamo che annualmente il gruppo Visione Giovani e il gruppo minori della polizia cantonale intervengono una quarantina di volte nel contesto scolastico su situazioni di qusto tipo. Le forme di cyberbullismo sono molto variegate, si va dagli insulti sui social fino alla pubblicazione di immagini intime o modificate. Sono situazioni che portano a una grandissima sofferenza, per chi le subisce, ma anche per i famigliari.”

Ascolta l’intervento completo.

Dario Lanfranconi e Bettina Müller
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