(©Lorenzo Giroffi)

Essere donne, oggi, a Mosul

Umiliate, abusate, annullate dai militanti dell'Isis molte cercano di rifarsi una vita ma, per il momento, per loro c'è solo il campo profughi

Parte oggi - e proseguirà per i prossimi due venerdì - una mini serie dedicata alle donne. Donne che vivono al di fuori della cultura occidentale con la quale, comunque, devono fare i conti. Oggi andiamo in Iraq, la settimana prossima saremo in Malesia e quindi in Niger.

L’Isis, seppur sparito dalle prime pagine della stampa internazionale, continua a seminare terrore sia sul campo di battaglia sia per i traumi con i quali ha firmato le sue azioni. Mosul è sicuramente uno dei simboli della sconfitta militare dello Stato Islamico. Mosul Ovest è ancora una città fantasma. Nella parte Est invece c’è chi prova a ricostruire negozi. Sono partiti anche alcuni corsi universitari alla facoltà d’arte. 

La città divisa in due s’è comunque svuotata, la parte ovest, segnata dai combattimenti, ha ancora molta della sua popolazione riversata nei campi profughi, sorti durante l’emergenza. Mese dopo mese, però, i finanziamenti delle grandi organizzazioni internazionali sono venuti meno. L’abitudine di una vita in tenda è ancora più difficile da gestire dopo i traumi di una guerra. C’è chi ha perso tutto: affetti e dignità. Ci sono schiere di donne che sono state abusate dai miliziani dell’Isis durante la loro occupazione. Donne alle quali non è più fornito alcun tipo di supporto psicologico seppure costrette a convivere con la paura di essere rigettate dalla società nella quale si devono ricostruire un’esistenza. Le case abbattute, le mine e i corpi mutilati sono solo una parte del disastro di una guerra, che continua sui corpi e nelle menti di queste donne.

Lorenzo Giroffi

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