Gli sfrattati dal Covid-19

L'emergenza sanitaria a Bogotà colpisce soprattutto i migranti, venditori ambulanti che, con le strade vuote, non hanno più un lavoro

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Il Covid-19 sta arrivando in Colombia con circa tre settimane di ritardo rispetto all'Europa. Al 31 marzo erano circa 700 i contagiati e 16 i morti. Dal 12 marzo scorso, il paese ha chiuso i voli internazionali e deciso un confinamento obbligatorio di un mese.

Mancando un censimento ufficiale, è difficile sapere quante persone vivano quotidianamente dell'economia informale a Bogotà e in tutto il paese: migranti venezuelani, ma anche colombiani e ecuadoregni, che sopravvivono grazie a quello che riescono a vendere per strada o negli autobus. Gli hotel che offrono alloggio a questo tipo di lavoratori si chimano “pagadiarios” e, a Bogotà, si trovano principalmente nel quartiere di Santa Fe. Le camere sono grandi stanze in cui possono esserci anche più di una decina di letti. La permanenza si paga di giorno in giorno e chi non può pagare viene sfrattato e messo per strada.

Per cercare di arginare l'emergenza, ll nuovo sindaco di Bogotà, Claudia Lopez, ha emanato un decreto che impedisce di sfrattare le persone e le famiglie fin che non sia finita la crisi coronavirus. Alcune ONG e associazioni, hanno organizzato la consegna di beni alimentari e medicine.

Samuel Bregolin

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